Le città progettate attorno alla prossimità dei servizi possono ridurre in modo significativo le emissioni generate dalla mobilità quotidiana. A confermarlo è uno studio pubblicato su Nature Cities e rilanciato da Ambientenonsolo, che ha analizzato il rapporto tra accessibilità urbana e impatti climatici dei trasporti in numerose aree urbane europee.

La ricerca mostra che i residenti dei quartieri dove servizi essenziali, commercio, scuole e spazi pubblici sono raggiungibili rapidamente a piedi o in bicicletta producono meno emissioni legate agli spostamenti rispetto agli abitanti delle aree urbane più disperse e dipendenti dall’automobile.

Lo studio si inserisce nel dibattito sulla cosiddetta “città dei 15 minuti”, il modello urbanistico promosso dal professor Carlos Moreno che punta a garantire l’accesso ai principali servizi entro un quarto d’ora dalla propria abitazione. Secondo i ricercatori, la prossimità urbana rappresenta una leva strategica non solo per migliorare la qualità della vita, ma anche per contribuire agli obiettivi climatici europei.

L’analisi evidenzia come la riduzione delle distanze quotidiane favorisca un maggiore utilizzo della mobilità attiva e del trasporto pubblico, con effetti diretti sulla diminuzione del traffico, dei consumi energetici e delle emissioni climalteranti.

Per l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile il tema assume particolare rilevanza anche in relazione alle trasformazioni in corso nelle città italiane: reti ciclabili, riqualificazione degli spazi pubblici, servizi di quartiere e trasporto collettivo possono infatti diventare elementi centrali di una nuova pianificazione urbana orientata alla resilienza climatica.

Secondo gli autori dello studio, i benefici non riguardano soltanto il clima. Le città di prossimità favoriscono infatti una migliore qualità dell’aria, una riduzione dell’inquinamento acustico e una maggiore accessibilità urbana per bambini, anziani e persone fragili.

Resta però aperta la questione dell’equità sociale. I ricercatori sottolineano infatti il rischio che i quartieri più vivibili e ben serviti possano diventare economicamente meno accessibili, rendendo necessarie politiche pubbliche capaci di accompagnare la transizione urbana senza aumentare le disuguaglianze.

Approfondimento originale pubblicato da Ambientenonsolo