Nel giorno conclusivo della Settimana Europea della Mobilità, dedicata quest’anno al tema “Mobility for Everyone”, RIME – Rete Italiana Mobilità Equa interviene sulla revisione del Codice della Strada, chiedendo che sicurezza delle persone, mobilità sostenibile e tutela degli utenti più vulnerabili tornino al centro delle norme.

La rete, che riunisce oltre 40 associazioni e organizzazioni impegnate sui temi della sicurezza stradale, della mobilità attiva, del trasporto pubblico e della qualità dello spazio urbano, ha partecipato alla consultazione promossa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti presentando osservazioni e proposte.

Secondo RIME, l’impostazione della revisione rischia di attribuire un peso prevalente alla libera circolazione dei veicoli rispetto alla tutela di pedoni, ciclisti e altri utenti vulnerabili. La rete propone invece di adottare un principio di responsabilità crescente in funzione della capacità di produrre danno, rafforzando la protezione di chi si muove a piedi o in bicicletta.

Limite di 30 km/h nei quartieri

Tra le proposte avanzate c’è l’introduzione dei 30 km/h come limite ordinario nelle strade urbane di quartiere e locali, lasciando la possibilità di velocità superiori sulle arterie di scorrimento.

Per RIME si tratta di un’impostazione coerente con il modello del Safe System, già richiamato dal Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030, che punta a progettare il sistema della mobilità partendo dalla possibilità dell’errore umano e riducendone le conseguenze più gravi.

Critiche anche alle limitazioni nell’utilizzo degli strumenti di controllo della velocità quando questi vengono subordinati alla presenza di precedenti incidenti. «Non dovremmo aver bisogno di una vittima per poter prevenire quella successiva», osserva la rete.

Più trasporto pubblico e autonomia ai Comuni

RIME chiede inoltre un rafforzamento del trasporto pubblico, della mobilità attiva e dell’autonomia dei Comuni nell’organizzazione della mobilità urbana.

Secondo il coordinamento, una mobilità realmente accessibile dovrebbe permettere anche a chi non guida o non possiede un’automobile di raggiungere lavoro, scuola e servizi senza essere penalizzato.

La richiesta conclusiva è che la revisione del Codice diventi l’occasione per costruire regole valide «per tutte le modalità, le età, le abilità e i generi», superando un modello di mobilità centrato prevalentemente sull’auto privata.

«Dopo trent’anni – conclude RIME – l’Italia ha l’occasione di scegliere la mobilità dei prossimi decenni. Una mobilità che ci permetta di scegliere come muoverci, senza pagare il prezzo in tempo, sicurezza o salute».