Uno studio pubblicato su Nature Cities mostra come i dati GPS anonimi raccolti dagli smartphone possano rivoluzionare la pianificazione della mobilità urbana. I ricercatori propongono modelli “activity-based”, capaci di analizzare non solo gli spostamenti ma anche le attività svolte dalle persone durante la giornata – lavoro, studio, acquisti, tempo libero – offrendo una visione molto più realistica del funzionamento delle città.
L’approccio supera i tradizionali modelli basati esclusivamente sui flussi casa-lavoro e consente di comprendere meglio domanda di trasporto, congestione, uso degli spazi urbani e interazioni tra mobilità e qualità della vita. I dati GPS permettono inoltre di simulare scenari futuri, valutare politiche di mobilità sostenibile e progettare servizi più efficienti, dal trasporto pubblico alle infrastrutture ciclabili.
Secondo gli autori, queste tecnologie possono aiutare le amministrazioni a pianificare città più resilienti, accessibili e a basse emissioni, purché siano garantite adeguate tutele della privacy e trasparenza nell’utilizzo dei dati.