All’Università di Firenze sono stati presentati i risultati dello studio “Sistemi per il controllo automatico della velocità. Valutazione dell’efficacia nella prevenzione degli scontri stradali”, condotto dal gruppo MOVING del Dipartimento di Ingegneria Industriale con il contributo dell’Associazione Lorenzo Guarnieri onlus e in collaborazione con ASAPS.
La ricerca, una revisione sistematica della letteratura scientifica, evidenzia che la presenza di autovelox e tutor è associata a una riduzione significativa degli incidenti stradali con feriti e vittime, con un calo dei sinistri mortali compreso tra -15% e -26%.
Secondo i promotori, i dispositivi non hanno finalità di “cassa” ma rappresentano uno strumento concreto di prevenzione e tutela della vita umana, considerata l’alta incidenza della velocità tra le cause principali di incidenti gravi.
Lo studio è stato discusso in una tavola rotonda sul ruolo delle tecnologie per la sicurezza stradale, con interventi di docenti, amministratori e rappresentanti delle forze di polizia.

La ricerca
La ricerca si è sviluppata in due fasi:
- Revisione sistematica di oltre 7.000 pubblicazioni, da cui sono state selezionate 15 revisioni scientifiche di qualità;
- Metanalisi su 30 studi primari condotti in Paesi ad alto reddito, pubblicati dal 2000 ad oggi.
I risultati principali
Le evidenze raccolte convergono su un dato chiaro: gli autovelox sono associati a una riduzione significativa degli scontri stradali, in particolare di quelli più gravi.
- Incidenti totali: riduzione media stimata intorno al 16,5%.
- Incidenti con feriti: riduzione compresa tra 27% e 29%.
- Incidenti con esiti gravi o mortali (KSI): riduzione tra 20% e 21%, con valori più stabili e meno influenzati da bias statistici.
Lo studio italiano di riferimento – condotto da Montella et al. (2015) sulla Tangenziale di Napoli A56 – ha documentato un calo medio del 32% degli scontri totali, evidenziando anche un “effetto indiretto” di riduzione degli incidenti nei tratti dove il sistema non era attivo.
Variabilità e fattori critici
Non tutti i dispositivi funzionano allo stesso modo. L’efficacia dipende da:
- tipologia (fissi, mobili, controllo della velocità media, photored);
- contesto urbano, extraurbano o autostradale;
- modalità di implementazione e segnaletica;
- integrazione con campagne di sensibilizzazione e misure infrastrutturali.
Gli autori sottolineano inoltre l’assenza di linee guida internazionali condivise per l’installazione e la gestione dei sistemi, elemento che contribuisce all’eterogeneità dei risultati.
Conclusioni
Lo studio fornisce una base scientifica solida a supporto delle politiche di sicurezza stradale: gli autovelox non sono una “tassa occulta”, come spesso appaiono nel dibattito pubblico, ma strumenti efficaci di prevenzione, soprattutto quando inseriti in un approccio integrato che combina infrastrutture adeguate, limiti di velocità credibili, educazione e controlli.
Come sottolineano i ricercatori del gruppo MOVING, “è fondamentale che le decisioni in materia di sicurezza stradale si basino su evidenze oggettive, trasparenti e replicabili, e non su opinioni o percezioni soggettive”.
20250930 Presentazione Efficacia autovelox
Fonte: Unifi