L’analisi di Lorenzo Sorace, professore associato all’Università di Firenze e membro FIAB fornisce un quadro dettagliato delle criticità che i ciclisti vivono quotidianamente in città. Secondo l’esperto, gli interventi realizzati negli ultimi anni non sono sufficienti a garantire una reale sicurezza per chi si muove in bicicletta, complice una combinazione di infrastrutture fragili, manutenzione insufficiente e scarsa vigilanza.
Sorace sottolinea che le Zone 30 – pur essendo strumenti utili – a Firenze non hanno prodotto benefici tangibili: «se nessun automobilista rispetta questo limite, per i biker è un pericolo». L’esperto auspica controlli più frequenti e mirati, ricordando che senza enforcement la semplice segnatura della velocità non basta a cambiare i comportamenti.
La rete ciclabile soffre inoltre di problemi strutturali: tracciati spesso poco sicuri, connessioni mancanti, corsie che finiscono nel traffico senza protezioni adeguate. Le immagini in pagina e il testo evidenziano un ulteriore fattore di rischio: molte strade sono dissestate, rendendo difficile e talvolta pericoloso pedalare, soprattutto nelle aree più interessate dai cantieri o dal traffico intenso.
A completare il quadro, Sorace rileva ritardi significativi sul progetto della Bicipolitana: se ne parla da tempo, ma «non se n’è saputo più nulla», e gli investimenti risultano insufficienti rispetto alle necessità. Anche l’iniziativa del bike sharing – pur positiva negli intenti – non è priva di limiti: la flotta è cambiata nel tempo, con un aumento delle bici elettriche ma abbonamenti non sempre competitivi, elemento che può scoraggiare l’uso quotidiano.
Tra i punti più critici, Sorace individua alcuni nodi della viabilità urbana, che definisce tra i più pericolosi per chi pedala: la zona di via Doni e la rotatoria di Novoli, aree dove traffico, incroci complessi e scarsa attenzione agli utenti vulnerabili rendono i percorsi particolarmente difficili.
Nel complesso, il contributo raccolto da La Nazione mostra una città che sta tentando di avanzare verso una mobilità più sostenibile, ma dove permangono fragilità strutturali che rallentano il cambiamento: scarsa continuità delle infrastrutture, manutenzione insufficiente, ritardo nei progetti strategici e mancanza di controlli efficaci nelle Zone 30. Elementi che, insieme, limitano il potenziale della ciclabilità fiorentina e rendono urgente una programmazione più organica e coerente.
fonte: La Nazione