Amt, l’azienda del trasporto pubblico genovese, è al centro di una crisi finanziaria che oggi arriva al confronto decisivo tra il vicesindaco Alessandro Terrile e il governatore Marco Bucci. La Regione valuta l’ingresso nel capitale di Amt e l’integrazione in un futuro gestore unico regionale, ma sul tavolo ci sono numeri molto pesanti: un passivo che sfiora i 160 milioni, debiti per 158 milioni (di cui 101 verso i fornitori) e un buco di 42 milioni per garantire stipendi e contributi fino a marzo 2026.

Per rendere sostenibile l’azienda servirebbero un aumento di capitale di circa 100 milioni e 60 milioni l’anno in più: 50 milioni di maggiori contributi sul contratto di servizio (oggi pari a 128 milioni, da adeguare di almeno 20 milioni per effetto dell’inflazione) e 10 milioni da tariffazione. Anche i ricavi da biglietti sono in forte calo: nel 2024 si sono fermati a 56,2 milioni contro i 70 previsti e nel 2025 si stima possano scendere a 50,7 milioni, con una perdita complessiva di 36,6 milioni nel biennio rispetto alle previsioni. La nuova politica tariffaria, con l’abolizione della gratuità totale per molti over 70, ha però iniziato a dare segnali positivi di cassa, su cui il Comune punta per dimostrare il cambio di rotta.

Nell’immediato, ad Amt servono 16 milioni entro dicembre e altri 26 entro marzo, mentre Città Metropolitana ha già anticipato 14 milioni per novembre. La vertenza proseguirà con una serie di appuntamenti chiave: il 17 novembre incontri tra sindacati, azienda e Regione; il 24 novembre l’esame del piano di risanamento in assemblea dei soci; il 28 novembre l’udienza in tribunale per l’omologa della procedura di composizione negoziata della crisi.

Fonte: Repubblica