Il nuovo briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente (European Environment Agency, EEA), basato sui dati 2023, conferma che l’inquinamento atmosferico resta uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute pubblica anche in Italia. L’esposizione cronica al particolato fine (PM2,5), al biossido di azoto (NO₂) e all’ozono troposferico (O₃) continua a essere associata a morti premature e a una significativa perdita di anni di vita in buona salute.
Secondo l’EEA, il 95 per cento della popolazione urbana europea è ancora esposta a livelli di inquinanti superiori alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel solo 2023, il rispetto dei valori guida avrebbe potuto evitare circa 182.000 morti premature attribuibili al PM2,5, 63.000 all’ozono e 34.000 al biossido di azoto. L’impatto sanitario non riguarda solo la mortalità, ma anche patologie croniche respiratorie, cardiovascolari e, secondo evidenze più recenti, un aumento del rischio di demenza.
È importante sottolineare che le stime EEA sono elaborate a livello provinciale. Tuttavia, nelle province che includono grandi aree urbane, il carico sanitario è fortemente concentrato nei contesti cittadini, dove densità abitativa ed esposizione continuativa amplificano gli effetti degli inquinanti.
Le province della Pianura Padana continuano a registrare i valori più elevati di impatto sanitario, in particolare per il PM2,5, a causa della combinazione tra alte emissioni e condizioni meteorologiche sfavorevoli alla dispersione. Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna restano le aree più critiche. Accanto al particolato, il biossido di azoto emerge come indicatore chiave dell’impatto sanitario nelle province che ospitano grandi città, con decine di morti premature ogni 100.000 abitanti attribuibili all’esposizione cronica.
Le province che includono Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo mostrano livelli di impatto sanitario differenti ma accomunati da una criticità persistente. I dati indicano un miglioramento rispetto al periodo pre-pandemico, ma ancora insufficiente a garantire una piena tutela della salute.
In questo quadro, il monitoraggio della qualità dell’aria 2025 condotto dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile rappresenta uno strumento complementare ai dati sanitari EEA, utile per leggere l’evoluzione più recente delle concentrazioni di inquinanti nelle città e per valutare se i cambiamenti in atto possano tradursi, nel tempo, in una reale riduzione dell’impatto sulla salute.