I dati aggiornati a fine novembre del progetto “Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, sviluppato dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign con ISDE Italia, evidenziano un quadro omogeneo: la maggior parte delle città monitorate non è in linea con i nuovi limiti della Direttiva europea 2881/2024 né con i valori dell’Organizzazione Mondiale della Sanità 2021. PM₁₀, PM₂,₅ e NO₂ continuano a rappresentare gli inquinanti più critici, con superamenti diffusi in Pianura Padana ma anche in città costiere e portuali. I dati indicano con precisione dove si concentrano le pressioni: traffico veicolare, congestione urbana, combustioni e contributi portuali.

L’Osservatorio sottolinea come questi elementi chiamino in causa scelte strutturali sulle modalità di spostamento, sulla redistribuzione dello spazio stradale, sulla qualità del trasporto pubblico, sulla decarbonizzazione della logistica e sull’elettrificazione dei porti. Le città che hanno già avviato interventi integrati – dalla riduzione delle velocità all’espansione delle ZTL, fino al potenziamento del TPL e allo shift modale verso la mobilità attiva – mostrano dinamiche migliori, segno che la transizione è possibile quando le politiche sono coordinate e continuative. I nuovi limiti europei fissano una traiettoria stringente ma necessaria: il 2026 e il 2030 saranno anni chiave per colmare il divario e orientare la mobilità urbana verso un modello più sicuro, più sano e più efficiente.