Nei primi tre mesi del 2026 molte città italiane hanno già accumulato un numero molto elevato di giorni con concentrazioni di PM10, PM2,5 e biossido di azoto superiori ai valori di riferimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria e delle linee guida 2021 dell’Organizzazione mondiale della sanità. È quanto emerge dall’aggiornamento a fine marzo del progetto Cambiamo aria, realizzato da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, su 58 centraline di traffico e di fondo urbano in 27 città italiane.

Per il PM10, con soglia giornaliera di 45 microgrammi per metro cubo secondo la direttiva europea, alcune città hanno già oltrepassato in un solo trimestre il numero massimo annuo di 18 superamenti consentiti. A Milano, nella stazione Marche, i giorni oltre soglia sono già 48; a Verona 43; a Modena 40. Anche Venezia, Vicenza, Brescia, Torino, Padova, Parma, Bergamo e Bologna risultano oltre il tetto annuo previsto dalla futura normativa europea.

Critica anche la situazione del PM2,5, l’inquinante più pericoloso per la salute perché penetra più in profondità nell’apparato respiratorio. Diverse città, tra cui Padova, Milano, Torino, Modena, Parma, Brescia, Verona, Vicenza e Bologna, registrano già oltre 30 giorni sopra la soglia giornaliera di 25 microgrammi per metro cubo prevista dalla direttiva europea, superando così con largo anticipo il massimo annuo di 18 giorni.

Per il biossido di azoto, fortemente legato al traffico veicolare, il monitoraggio segnala che nelle centraline di traffico il numero massimo di superamenti della soglia giornaliera di 50 microgrammi per metro cubo è già stato oltrepassato a fine marzo in città come Palermo, Torino, Genova, Milano e Napoli.

Il quadro conferma che i mesi invernali restano il periodo più critico per la qualità dell’aria urbana, soprattutto nel Nord Italia e nella Pianura Padana, e che la distanza dagli obiettivi fissati dalla nuova direttiva europea 2024/2881, in vigore dal 1° gennaio 2030, resta ampia. I dati indicano quindi la necessità di interventi più incisivi per ridurre le emissioni urbane, a partire da mobilità, riscaldamento e logistica.

DATI ANNO 2026 – giornalieri e riepilogativi per città