La mobilità condivisa ha superato la fase sperimentale e deve essere considerata una componente stabile delle politiche urbane di mobilità. Car sharing, scooter sharing, bike sharing e servizi on demand non possono più essere trattati come semplici sperimentazioni tecnologiche o come servizi accessori, ma come strumenti da integrare nella pianificazione della mobilità, nella gestione dello spazio pubblico e nell’offerta complessiva di alternative all’auto privata.
La riflessione proposta da Sébastien Poulin mette in evidenza un passaggio cruciale: dopo anni di forte espansione, il settore della shared mobility è entrato in una fase più selettiva e complessa. I modelli basati esclusivamente sul free floating hanno mostrato limiti economici e operativi, legati ai costi assicurativi, alla manutenzione, al vandalismo, alla ricarica, al riposizionamento dei mezzi e alla discontinuità della domanda.
Queste criticità non indicano il fallimento della mobilità condivisa, ma la necessità di una sua piena integrazione nelle strategie urbane. Dove le città limitano realmente l’uso dell’auto privata, regolano lo spazio pubblico e incentivano alternative sostenibili, i servizi condivisi possono trovare una domanda più solida e contribuire a ridurre congestione, sosta, emissioni e dipendenza dal mezzo privato.
Per questo il futuro della shared mobility non sarà probabilmente affidato a un unico modello, ma a un ecosistema più articolato: servizi station based, free floating regolato, noleggio breve, mobilità aziendale, servizi on demand, integrazione con il trasporto pubblico locale e piattaforme di Mobility as a Service.
Le amministrazioni locali hanno un ruolo decisivo. Servono regole stabili, concessioni di durata adeguata, dati condivisi, stalli dedicati, integrazione tariffaria, interoperabilità digitale e coordinamento con i Piani Urbani della Mobilità Sostenibile. La mobilità condivisa funziona meglio quando è inserita dentro una strategia di gestione della domanda e non quando viene lasciata competere da sola nello spazio urbano.
La sfida, oggi, è passare dalla logica della sperimentazione alla logica dell’infrastruttura. La shared mobility può diventare un tassello importante di città più accessibili, efficienti e sostenibili, ma solo se viene pianificata, regolata e integrata con trasporto pubblico, ciclabilità, pedonalità e politiche di riduzione dell’uso dell’auto privata.
Per l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile, il tema è centrale: la mobilità condivisa non va valutata soltanto in base al numero di mezzi disponibili, ma rispetto alla sua capacità di contribuire a un sistema urbano meno dipendente dall’auto, più flessibile e più orientato all’intermodalità.