In vista delle amministrative 2027, anche a Messina la mobilità torna al centro del confronto politico: un tema decisivo per la qualità della vita urbana, spesso però usato in modo strumentale, tra slogan anti-bici e proposte che ignorano i dati su sicurezza, salute e accessibilità.

Sintesi critica sulle proposte di mobilità di “Rinascita Messina”

Nel programma di “Rinascita Messina”, la mobilità occupa un ruolo centrale — come avviene sempre più spesso nelle campagne locali — ma lo fa con un approccio fortemente arretrato rispetto alle evidenze tecniche e alle migliori pratiche europee.

Il movimento propone infatti “mobilità ciclabile solo dove ha senso”, formula che nella parte dettagliata del programma si traduce in uno stop alle ciclabili nei quartieri centrali e lungo gli assi principali. Una scelta che contraddice completamente i dati sulla sicurezza stradale: è proprio nelle zone più trafficate che le infrastrutture ciclabili riducono incidenti, rallentano il traffico, migliorano la qualità dell’aria e offrono alternative reali all’auto. Spostare la ciclabilità solo su percorsi naturalistici o periferici significa negare la mobilità quotidiana e confinare la bici al tempo libero.

La richiesta di rimuovere le ciclabili che “restringono” le carreggiate, come sul Viale San Martino, ripropone un argomento smentito da ogni studio: lo spazio dato a pedoni e ciclisti non crea congestione, la riduce. Cancellare le infrastrutture ciclabili significa invece aumentare velocità, rischi, incidenti e quindi congestione.

Il programma interviene anche sul tram, non per potenziarlo, ma per spostarne il tracciato in funzione difensiva e penalizzante, con proposte prive di analisi dei flussi, dei costi e dell’impatto urbanistico. L’approccio rischia di trasformare un investimento finanziato in un’opera più lenta e meno efficiente, orientata più a “togliere il tram da dove dà fastidio” che a costruire un sistema integrato.

Seguono altre misure ancorate a una visione superata della città: più strade parallele per “far scorrere il traffico”, una ZTL depotenziata, nuove superfici dedicate a parcheggi e un generale ridimensionamento di mobilità attiva e spazi pedonali.

In definitiva, il programma promuove un modello di città auto-centrico, incompatibile con le sfide reali di Messina: inquinamento, insicurezza stradale, congestione e scarsa qualità dello spazio pubblico.

Le proposte che puntano a rimuovere ciclabili, ridurre zone pedonali o indebolire il trasporto pubblico non sono solo discutibili: sono scelte pericolose, che riportano la città indietro mentre il resto d’Europa va nella direzione opposta.

Messina merita soluzioni moderne e coraggiose, non un ritorno al passato in cui l’automobile era l’unico parametro di progettazione urbana.

fonte: letteraemme e messinatoday