Le grandi città italiane continuano a scontare un grave deficit strutturale nel trasporto pubblico locale, con livelli di offerta e utilizzo nettamente inferiori rispetto ai principali centri europei. L’analisi Clean Cities, basata su dati ufficiali, evidenzia come l’Italia presenti una dotazione di servizi di trasporto pubblico pari a circa la metà della media europea se si considera il rapporto tra posti disponibili e chilometri percorsi pro capite, e addirittura solo un quinto delle infrastrutture di trasporto su ferro, più efficienti rispetto al servizio su gomma.
Il divario è particolarmente marcato nelle città del Centro-Sud, dove l’offerta di trasporto pubblico è fino a otto volte inferiore rispetto a metropoli come Parigi, Praga o Varsavia. Questa carenza si riflette direttamente nei livelli di utilizzo: a fronte di oltre 400 spostamenti annui pro capite nelle città europee analizzate, si scende a circa 300 nel Centro-Nord italiano e a meno di 70 nel Centro-Sud. Parallelamente, l’Italia registra uno dei più alti tassi di motorizzazione d’Europa, con 701 auto ogni mille abitanti, alimentando una forte dipendenza dall’auto privata.
Le infrastrutture su ferro restano il punto più critico. Le reti metropolitane, tranviarie e suburbane italiane sono molto meno sviluppate rispetto a quelle di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, nonostante il fabbisogno stimato superi i 40 miliardi di euro. Gli investimenti recenti, sostenuti anche dalle risorse europee, non sono riusciti a colmare il ritardo accumulato in decenni di mancato sviluppo e, in alcuni casi, di smantellamento delle reti esistenti.
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha destinato risorse limitate al trasporto pubblico rapido di massa e al rinnovo delle flotte, fondi che si esauriranno con la chiusura dei progetti entro il 2026. Senza un rifinanziamento strutturale, il rischio è un ulteriore rallentamento della transizione verso una mobilità più sostenibile. Secondo Clean Cities, sarebbe necessario riportare il Fondo nazionale trasporti almeno ai livelli reali di inizio anni 2010, con un incremento stabile delle risorse di alcuni miliardi di euro l’anno.
La carenza di trasporto pubblico non è solo un problema di mobilità, ma incide direttamente sui bilanci delle famiglie, sull’accesso ai servizi e sulla qualità ambientale delle città, a partire dall’inquinamento atmosferico. Colmare questo gap viene indicato come una priorità strategica per ridurre le disuguaglianze territoriali e rendere il sistema urbano italiano più equo, efficiente e sostenibile.
Fonte: Corriere della Sera