Due tragiche collisioni in poche ore hanno sconvolto Milano, segnalando una situazione ormai fuori controllo. Dopo una lunga serie di sinistri che nel 2023-2024 hanno coinvolto mezzi pesanti e camion legati alla cantierizzazione, i nuovi episodi vedono invece protagonisti furgoni per le consegne, simbolo di una mobilità urbana sempre più frenetica.
Tra portiere aperte senza attenzione, velocità eccessive e manovre azzardate, il filo conduttore resta uno solo: alla guida dei mezzi più pericolosi, persone che spesso non percepiscono il rischio che impongono a pedoni, ciclisti e altri conducenti. E non è solo un problema milanese: tutta l’Italia vive una quotidiana emergenza sicurezza, aggravata da amministrazioni locali timide e da una politica nazionale che continua a privilegiare i veicoli e le infrastrutture più che le persone.
Nel caso del bambino investito e ora in condizioni critiche, i residenti avevano più volte chiesto interventi per ridurre la velocità e installare dissuasori, senza esito. Intanto, a un anno dalla legge delega per il nuovo Codice della Strada, nulla si sa dei suoi contenuti, che sembrano ancora centrati sui mezzi a motore piuttosto che sulla tutela della vita nello spazio pubblico.
“Milano, come le altre città italiane ad elevata motorizzazione, da tempo non è sicura come dovrebbe per tutte le età, le abilità e i generi, ma solo per i veicoli a motore, e forse neanche più per quelli — commenta Federico Del Prete, responsabile mobilità e spazio pubblico di Legambiente Lombardia. — Serve una rigenerazione stradale profonda, che riduca le disuguaglianze nello spazio pubblico e aumenti la sua capacità di innovazione sostenibile. Serve un nuovo patto civile per la sicurezza. Purtroppo non ci pare che il nuovo Codice della Strada vada in questa direzione.”