Le politiche per la mobilità urbana possono migliorare concretamente la qualità dell’aria, ma solo se inserite in una strategia integrata. È quanto emerge dallo studio “Qualità dell’aria e politiche di mobilità urbana. Città a confronto”, realizzato dalla Fondazione Filippo Caracciolo, che evidenzia come interventi isolati – come il semplice rinnovo delle auto – non siano sufficienti.

Per ottenere risultati duraturi è necessario combinare più leve: restrizioni ai veicoli più inquinanti, potenziamento del trasporto pubblico, sviluppo della mobilità attiva, integrazione tra modalità di trasporto, parcheggi di scambio e una diversa organizzazione dello spazio urbano. L’obiettivo è ridurre strutturalmente la dipendenza dall’auto privata.

Impatti su salute e ambiente

Il tema è strettamente legato alla salute pubblica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una riduzione significativa del particolato potrebbe diminuire fino al 15% la mortalità nelle città più inquinate. Nell’Unione europea, il PM2,5 comporta una perdita media di circa 8,6 mesi di aspettativa di vita.

Le città europee a confronto

Lo studio analizza diverse città, tra cui Londra, Parigi, Madrid, Barcellona, Roma, Milano, Torino e Napoli.

Le esperienze più avanzate mostrano che le politiche funzionano quando alle limitazioni si affiancano alternative efficaci. Londra, ad esempio, rappresenta il caso più strutturato grazie alla ULEZ, che ha ridotto inquinanti e veicoli più vecchi. Anche Parigi, Madrid e Barcellona confermano l’efficacia delle zone a basse emissioni integrate con il trasporto pubblico.

Il quadro italiano

In Italia la situazione è più disomogenea:

  • Milano è tra le città più avanzate ma mantiene criticità sul PM10;
  • Roma mostra miglioramenti, ma con superamenti ancora presenti;
  • Torino registra progressi non sempre continui;
  • Napoli risente fortemente di un parco auto molto vecchio.

Il nodo del parco circolante

Uno dei principali fattori critici resta la vetustà dei veicoli. Napoli ha il 78% di auto con oltre 10 anni, Roma il 52% e Milano il 49%. Parallelamente, la diffusione delle auto elettriche è ancora limitata (circa 1% nelle città italiane, contro il 4% di Londra e Parigi).

Le auto più obsolete (Euro 0-3) continuano a contribuire in modo significativo alle emissioni di inquinanti, soprattutto nelle città dove la loro presenza è maggiore, come Roma e Napoli.

Una transizione ancora incompleta

Il confronto europeo evidenzia quindi una direzione chiara: la transizione verso una mobilità urbana sostenibile richiede politiche coordinate, continuità nel tempo e investimenti strutturali. Senza un rafforzamento del trasporto pubblico e una reale alternativa all’auto privata, il miglioramento della qualità dell’aria rischia di restare limitato.