Il Rapporto MobilitAria 2026 è stato presentato l’11 giugno nella Sala Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, nel corso del convegno “Ridurre il gap: dati, politiche e soluzioni per città sostenibili”. I lavori sono stati coordinati da Clementina Taliento (Kyoto Club) per la sessione introduttiva, da Francesco Petracchini (CNR-Dsstta) per il panel dedicato alle politiche europee e nazionali sulla qualità dell’aria e la decarbonizzazione dei trasporti e da Anna Donati (Kyoto Club) per la sessione conclusiva dedicata a sicurezza stradale, trasporto pubblico e mobilità attiva. Dopo i saluti istituzionali, Laura Tomassetti (CNR), Marco Talluri (Kyoto Club) e Carlotta Gasparini hanno illustrato i contenuti del rapporto e le schede dedicate alle città. Al confronto sono intervenuti Pierfrancesco Maran, presidente della Commissione ENVI del Parlamento europeo, Fabio Romeo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Valeria Gentili dell’Osservatorio Sharing Mobility e Transport Poverty Lab, Simone Nuglio di Legambiente, Andrea Boraschi di Transport & Environment Italia ed Elisa Gallo (FIAB), oltre ai rappresentanti delle amministrazioni locali Domenico Scaramuzzi (Comune di Bari), Eugenio Patané (Comune di Roma) e Vito Parisi (ANCI).

Il rapporto MobilitAria 2026, realizzato da Kyoto Club e CNR-Dsstta, fotografa l’evoluzione della mobilità e della qualità dell’aria nelle 14 città metropolitane italiane nel 2025, evidenziando un quadro fatto di progressi ma anche di forti ritardi strutturali.  

L’Italia continua a essere tra i Paesi europei più dipendenti dall’automobile. I livelli di motorizzazione restano molto elevati, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle Isole: Catania raggiunge 807 auto ogni 1.000 abitanti, Reggio Calabria 711, Cagliari 696 e Messina 675. Anche grandi città come Torino (822 auto ogni 1.000 abitanti), Roma (701), Palermo (633) e Napoli (610) mostrano una forte dipendenza dal mezzo privato. Venezia (447) e Genova (469) risultano invece le città relativamente meno motorizzate, pur mantenendo valori superiori agli standard europei.  

Il rapporto sottolinea come gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza abbiano avviato numerosi interventi, ma non siano ancora riusciti a colmare il ritardo storico del trasporto pubblico locale, delle infrastrutture ferroviarie urbane, della mobilità ciclabile e dell’elettrificazione dei trasporti. Le differenze territoriali restano marcate: città come Milano, Bologna e Firenze mostrano progressi significativi grazie a reti di trasporto pubblico più sviluppate, maggiore diffusione della sharing mobility e infrastrutture dedicate alla mobilità attiva, mentre molte città del Sud continuano a soffrire per la scarsità di alternative all’automobile.  

Anche sul fronte della ciclabilità emerge un forte divario. Venezia dispone di 77 chilometri di piste ciclabili ogni 100.000 abitanti, Bologna di 65, Torino di 36 e Firenze di 33. All’estremo opposto si collocano Napoli e Catania con appena 3 chilometri, Messina con 5 e Reggio Calabria con 6. Secondo gli autori, il rischio è che la mobilità sostenibile diventi un privilegio geografico e sociale, accessibile soprattutto nei territori meglio serviti.  

Sul fronte ambientale il 2025 registra segnali incoraggianti. Nessuna delle principali città italiane supera i limiti annuali attualmente in vigore per biossido di azoto (NO₂), PM10 e PM2,5. Tuttavia il quadro cambia se si considerano i nuovi limiti europei che entreranno in vigore nel 2030 e le più restrittive raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. In molte città i livelli di inquinamento restano ancora superiori ai valori futuri di riferimento.  

Persistono infatti numerosi superamenti del limite giornaliero di PM10: Milano ne registra 66, Napoli 63, Palermo 59, Torino 46 e Venezia 36, mentre Roma per il terzo anno consecutivo non supera mai la soglia giornaliera consentita. Napoli rimane inoltre la città con le maggiori criticità per il biossido di azoto, con una media annua di 38 μg/m³, seguita da Milano e Torino con 32 μg/m³, valori ben superiori sia ai futuri limiti europei sia alle indicazioni dell’OMS. Anche il PM2,5, pur rispettando la normativa attuale, presenta concentrazioni ancora elevate, soprattutto a Milano.  

Un segnale positivo arriva dall’andamento del NO₂, strettamente collegato al traffico veicolare. Rispetto al 2024 le concentrazioni sono diminuite nella maggior parte delle città italiane, con riduzioni comprese tra il 3% e il 17%. Solo Bologna e Messina mostrano un aumento dei valori, mentre Cagliari, Firenze e Torino risultano sostanzialmente stabili.  

Per colmare il divario rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2030, Kyoto Club e CNR chiedono una svolta nelle politiche urbane e nazionali. Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento del Fondo Nazionale Trasporti, il potenziamento del trasporto pubblico locale e delle reti ferroviarie, il quadruplicamento delle infrastrutture ciclabili, la diffusione delle “Città 30”, l’estensione delle Zone a Traffico Limitato e delle aree a basse emissioni, l’elettrificazione dei veicoli e lo sviluppo di una logistica urbana più sostenibile. Centrale anche il contrasto alla cosiddetta “povertà dei trasporti”, che penalizza le aree con minore accessibilità e meno alternative all’auto privata.  

Secondo gli autori del rapporto, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare i miglioramenti registrati nella qualità dell’aria in risultati strutturali e permanenti, mettendo la mobilità urbana al centro delle politiche nazionali e fornendo alle città risorse, competenze e strumenti adeguati per accelerare la transizione verso modelli di trasporto più sostenibili, sicuri e inclusivi.  

Gli atti della giornata, il Rapporto MobilitAria 2026 e i materiali presentati durante il convegno sono disponibili sul sito di Kyoto Club:  https://www.kyotoclub.org/it/media-e-documenti/rapporti-e-documenti/2026/06/11/mobilitaria-2026-un-rapporto-in-chiaroscuro/