A Napoli, nella Giornata mondiale per le vittime della strada, i manifestanti si sono stesi nelle sagome bianche disegnate in piazza Municipio mentre arrivava la notizia dell’ennesima vittima: un 51enne investito in via Caracciolo. «Non sono incidenti, ma omicidi causati dalla velocità e dalla violenza stradale», denunciano i partecipanti, riuniti in un corteo in bicicletta che ha attraversato i luoghi dei sinistri mortali, fermandosi davanti a Prefettura e Comune per chiedere strade più sicure, prevenzione e rispetto delle norme.
Al fianco delle associazioni — “Napoli Pedala”, “Napoli Città 30”, Fiab Cicloverdi, Greenpeace — c’erano i familiari delle vittime, che hanno raccontato storie di ingiustizia e sofferenza: dalla madre di Maya, travolta a 15 anni sulle strisce, alla vedova di Stefano Giannino, investito mentre andava al lavoro, fino alle figlie di Luigi Martusciello, ciclista ucciso in via Vespucci da un’ambulanza privata che passava col rosso. Tutti chiedono giustizia e un cambiamento immediato.
Il presidente della Corte dei conti campana, Massimo Gagliardi, parla di «emergenza nazionale» e definisce l’alta velocità un comportamento «criminogeno». Interventi semplici e poco costosi — dossi, strisce, autovelox — potrebbero salvare vite senza pesare sulle casse pubbliche. Il Comune ha realizzato 41 attraversamenti rialzati nell’ultimo anno, ma le associazioni chiedono di adottare un vero modello “Città 30”, non solo un limite di velocità.
Intanto l’avvocato Massimiliano Formisano e “Napoli Pedala” annunciano un esposto in Procura per verificare eventuali responsabilità nelle situazioni di pericolo già segnalate: «Non un atto d’accusa, ma uno strumento per tutelare la città».
fonte: Repubblica