Il primo episodio di alta pressione sul Centro-Nord ha portato con sé anche un anticipo dello smog fotochimico. In gran parte della Pianura Padana le centraline hanno già registrato superamenti dell’obiettivo di lungo termine per l’ozono, pari a 120 microgrammi al metro cubo come massima media mobile sulle 8 ore, con situazioni critiche soprattutto lungo la fascia pedemontana lombarda. In alcune aree sono stati rilevati anche i primi superamenti della soglia di informazione, fissata a 180 microgrammi al metro cubo come picco orario.

Legambiente richiama l’attenzione sui rischi sanitari dell’ozono, inquinante tossico per i tessuti respiratori, dannoso anche per le colture agricole e climalterante. Per ridurne la presenza in atmosfera, l’associazione sottolinea la necessità di intervenire sui gas precursori: ossidi di azoto prodotti dai motori a combustione, composti organici volatili da industria e solventi, e soprattutto metano.

Secondo Legambiente, in Pianura Padana il metano proviene in larga parte da fonti agricole, in particolare allevamenti intensivi e risaie. Le quattro regioni padane pesano per circa la metà delle emissioni agricole nazionali di metano. Per questo l’associazione ha inviato al Ministero dell’Ambiente e alle Regioni padane un piano d’azione per ridurre le emissioni del comparto agricolo e zootecnico.

Tra le misure indicate ci sono la riduzione dell’intensità degli allevamenti e della coltivazione del riso, l’adozione di tecniche di sommersione e asciutta periodica nelle risaie e impianti più avanzati per raccolta, stoccaggio e trattamento dei liquami zootecnici. Legambiente chiede inoltre che le migliori pratiche diventino criterio qualificante per accedere agli aiuti pubblici, dalla Politica agricola comune agli incentivi per il biometano.

Fonte: Legambiente.