La cupola anticiclonica che interessa il Nord Italia sta favorendo un forte accumulo di ozono, inquinante particolarmente nocivo per la salute respiratoria durante i mesi caldi. Il fenomeno riguarda non solo la Pianura Padana, ma anche la fascia pedemontana, dove le masse d’aria calda spingono gli inquinanti verso l’arco alpino.
L’ozono si forma per effetto della luce solare a partire da gas precursori presenti nell’atmosfera. In Pianura Padana, però, le concentrazioni elevate sono aggravate dalle emissioni prodotte da traffico veicolare, soprattutto diesel, industria, uso di solventi, agricoltura, allevamenti intensivi e risaie.
Secondo Legambiente Lombardia, per contrastare i picchi estivi è necessario intervenire sui settori che generano i precursori dell’ozono: ridurre fortemente il traffico motorizzato, limitare l’uso industriale di solventi organici e diminuire il peso degli allevamenti intensivi.
I dati delle centraline ARPA Lombardia mostrano che da oltre dieci giorni la media dell’ozono nelle otto ore di picco supera quasi ovunque il valore raccomandato per la tutela della salute, pari a 120 microgrammi al metro cubo. Già a inizio estate appare certo il raggiungimento del limite europeo di 25 giornate di superamento.
La situazione più critica riguarda l’alta pianura e l’area di Malpensa, dove si registrano ripetuti superamenti della soglia di informazione alla popolazione, fissata a 180 microgrammi al metro cubo come dato orario. Il picco più alto è stato rilevato a Ferno, in provincia di Varese, con 225 microgrammi al metro cubo. Valori elevati anche a Varese, Monza, Lecco, Brescia, Como e Bergamo.
In presenza di questi livelli, considerati malsani, è consigliabile evitare attività fisiche intense nelle ore più critiche, dal primo pomeriggio fino alla sera inoltrata.