Basta avvicinare all’obliteratrice cellulare o smartwatch o, banalmente, la carta di credito e il gioco è fatto. Addio ai biglietti cartacei, alle code in stazione ferroviaria e alla ricerca di tabaccherie che vendano titoli di viaggio che, specie di domenica, si traduce spesso in un’impresa impossibile. In Veneto il trasporto pubblico è sempre più digitale. Ma non vuole dire, per chi ha meno dimestichezza con l’It, che il ticketing tradizionale sia andato in pensione: continua ad esistere ma da Trenitalia alle aziende cittadine di bus, tram e, a Venezia, vaporetti la corsa alla smaterializzazione è partita ed è a uno stato avanzato. Di pari passo, con lo sviluppo tecnologico, tramonta l’idea di creare un biglietto unico regionale di cui per anni si è discusso in Veneto.

«Con questi nuovi sistemi si garantisce all’utenza un servizio flessibile, con la possibilità di integrazione tra mezzi e, soprattutto, si va nella direzione di superare il tradizionale sistema tariffario, abbonamenti compresi», spiega il gruppo veneziano della mobilità Avm/Actv, pioniere nell’introdurre il canale «Tap to pay», ossia tocca per pagare.

Oltre ai biglietti digitali che si pagano avvicinando alla maschera obliteratrice un device — smartphone, smartwatch o tablet — dove sono registrate carte di credito o la tessera fisica, il servizio di recente si è arricchito della modalità «best fare», la tariffa migliore. Chi in Veneto usa poco gli autobus e però è stato all’estero, ad esempio, a Londra (prima città in Europa a introdurre il sistema tredici anni fa in occasione delle Olimpiadi) ha testato sul campo come funziona: ad ogni passaggio sulla metro o su un bus si registra il titolo di viaggio e a fine soggiorno viene accreditata la tariffa più conveniente, dal giornaliero al settimanale, al carnet multi-corse o semplicemente il biglietto singolo.

«Più usi i servizi pubblici meno spendi», sottolinea Avm/Actv dove il sistema sta avendo un successo al di sopra delle aspettative. In dieci mesi, sono stati emessi titoli di viaggio per un valore di 12 milioni di euro, il 15% della quota mercato, al netto degli abbonamenti. In tutto ci sono stati oltre 2,3 milioni di «Tap to pay» per 1,8 milioni di biglietti virtuali e 780 mila carte uniche gestite.

fonte: Corriere.it