Il webinar dedicato a Palermo, ultimo appuntamento del ciclo promosso da Kyoto Club e Clean Cities sui rapporti Zone a transizione limitata, ha confermato quanto la mobilità urbana non possa essere letta solo in termini di infrastrutture o traffico, ma debba essere considerata anche come questione di equità territoriale, salute pubblica e qualità della vita.
Ad aprire l’incontro è stata Clementina Taliento di Kyoto Club, che ha ricordato l’obiettivo del lavoro svolto dall’Osservatorio: offrire uno strumento utile sia alle amministrazioni locali sia alla cittadinanza per leggere le differenze interne alle città e valutare la distribuzione delle alternative di mobilità sostenibile.
I dati dell’Osservatorio: Palermo città molto polarizzata
Nel suo intervento, Marco Talluri ha illustrato il percorso dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile, attivo dall’agosto 2023 grazie a Kyoto Club e Clean Cities, che monitora 18 città italiane attraverso notizie, indicatori e grafici basati su fonti ufficiali. Per Palermo sono già disponibili centinaia di contenuti dedicati ai temi della mobilità, della qualità dell’aria, della sicurezza stradale e del trasporto pubblico.
Il cuore del rapporto sulle Zone a transizione limitata è l’analisi subcomunale. Per superare i limiti delle medie cittadine, il lavoro utilizza i codici di avviamento postale come unità territoriale di riferimento, così da confrontare le diverse aree urbane sulla base di indicatori relativi a:
- trasporto pubblico;
- mobilità attiva;
- motorizzazione privata;
- reddito medio;
- densità abitativa.
Nel caso di Palermo, la lettura dei dati mostra una città segnata da forti squilibri. Il dato più significativo emerso nel webinar è che il 67% degli abitanti vive nelle cinque zone CAP con i valori peggiori di mobilità sostenibile, mentre solo il 13% risiede nelle cinque aree con gli indicatori migliori. Un risultato che evidenzia una distribuzione fortemente diseguale delle opportunità di spostamento sostenibile.
Ciclabilità, pedonalità e trasporto pubblico: una geografia disomogenea
L’analisi dei cartogrammi mostra differenze marcate tra le varie parti della città. Per la ciclabilità, la media urbana resta molto lontana dai target europei richiamati nel rapporto “L’Italia non è un paese per bici”, che per una città delle dimensioni di Palermo indicano come riferimento almeno 10 chilometri di infrastrutture ciclabili ogni 10.000 abitanti. Solo alcune aree risultano meglio dotate, mentre gran parte del territorio resta sotto questo livello.
Anche per le aree pedonali emerge una concentrazione soprattutto nelle zone centrali. Il quadro suggerisce quindi la necessità di estendere gli interventi di pedonalizzazione anche oltre il centro storico, per restituire spazio pubblico e sicurezza alle aree residenziali e ai quartieri meno centrali.
Sul fronte del trasporto pubblico, gli indicatori relativi a fermate e intensità del servizio mostrano una situazione più articolata: alcune fasce urbane appaiono meglio servite, mentre altre aree interne evidenziano maggiori criticità. Il webinar ha comunque ribadito un limite metodologico già segnalato anche in altri rapporti: una corsa non equivale automaticamente a un’altra, perché capacità di trasporto e frequenza reale del mezzo incidono molto sulla qualità dell’offerta.
Mobilità, qualità dell’aria e salute
Una parte importante dell’intervento di Talluri ha riguardato anche il monitoraggio della qualità dell’aria, svolto da Kyoto Club e Clean Cities in collaborazione con ISDE Italia – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente. Palermo presenta dati che richiedono attenzione, soprattutto per il biossido di azoto, con numerosi superamenti rispetto ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ai futuri limiti europei in vigore dal 2030.
Il legame tra mobilità e salute è stato approfondito da Sebastiano Pollina, del Dipartimento per le attività sanitarie e osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana. Pollina ha sottolineato come la sanità pubblica stia cercando di leggere i problemi di salute anche a scala subcomunale, per individuare le aree più vulnerabili dal punto di vista sociale, ambientale e sanitario.
La sedentarietà, ha ricordato, non si combatte soltanto con l’attività sportiva, ma anche favorendo spostamenti quotidiani più attivi: andare a piedi, in bici o utilizzare il trasporto pubblico contribuisce a migliorare la salute. Allo stesso tempo, fattori come inquinamento atmosferico, isole di calore urbane e impermeabilizzazione del suolo aggravano la vulnerabilità di molte aree urbane.
Il Comune rivendica i progressi degli ultimi anni
Per il Comune di Palermo è intervenuto Roberto Biondo, che ha illustrato la strategia dell’amministrazione: difesa della Zona a traffico limitato centrale, ampliamento della rete tranviaria, rinnovo della flotta di autobus, nuove piste ciclabili, pedonalizzazioni e parcheggi di interscambio.
Secondo Biondo, Palermo ha avviato negli ultimi dieci anni un percorso di trasformazione significativo, anche se reso complesso dalla struttura urbana della città, dalla forte presenza di auto private, dalle criticità della sosta, dalla mobilità notturna e dai flussi turistici e portuali. L’obiettivo indicato resta quello di ridurre progressivamente il peso dell’auto privata e rafforzare il ruolo del trasporto pubblico e della mobilità dolce.
Le associazioni chiedono più qualità e più coraggio
Il confronto ha però mostrato anche una distanza evidente tra i dati amministrativi e la percezione di chi vive la città ogni giorno.
Dario Stellino, per la Consulta comunale della bicicletta, ha contestato il dato sui chilometri di piste ciclabili formalmente presenti, sostenendo che una parte significativa delle infrastrutture risulti poco fruibile o priva di manutenzione. Ha inoltre denunciato la frammentazione della rete e la tendenza a progettare ciclabili senza mettere realmente in discussione la centralità della sosta automobilistica.
Francesca Sorce, del comitato Palermo che respira, ha presentato attività di monitoraggio civico della qualità dell’aria, con particolare attenzione all’area portuale e a via Roma. Secondo quanto illustrato, i dati raccolti suggeriscono la necessità di rafforzare il sistema di monitoraggio ufficiale nelle zone più esposte al traffico navale e veicolare.
Infine Vanessa Rosano, direttrice di Legambiente Sicilia, ha richiamato l’attenzione sulla condizione dei pedoni, mostrando immagini di marciapiedi e attraversamenti occupati dalle auto e sottolineando come la sostenibilità urbana si misuri anche dalla possibilità concreta di camminare in sicurezza.
Una transizione che deve riguardare tutta la città
Dal webinar emerge quindi una indicazione chiara: a Palermo la transizione verso una mobilità più sostenibile è in corso, ma resta profondamente diseguale. Le infrastrutture e i programmi avviati potranno produrre effetti positivi solo se sapranno ridurre i divari interni, migliorare l’accessibilità delle periferie, rafforzare il trasporto pubblico e rendere davvero fruibili gli spazi destinati alla mobilità attiva e pedonale.
Il lavoro dell’Osservatorio conferma così l’utilità di una lettura subcomunale della mobilità urbana: osservare le differenze tra quartieri e zone della città permette infatti di capire meglio dove intervenire e con quali priorità, evitando che la transizione ecologica proceda a velocità diverse e lasci indietro una parte consistente della popolazione.