A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno 2026 fissata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il progetto delle nuove piste ciclabili di Palermo appare lontano dagli obiettivi iniziali. Dei 28 chilometri di ciclovie programmati grazie a un finanziamento di 8 milioni di euro, ne sarebbero stati realizzati meno della metà, con una spesa di circa 2,5 milioni di euro.

Il piano è stato progressivamente ridimensionato dopo le proteste di residenti e commercianti in diverse zone della città. In corso Calatafimi è stata eliminata una pista prevista per preservare i parcheggi, mentre in viale Michelangelo il tracciato è stato spostato sui marciapiedi dopo le contestazioni degli operatori commerciali. Analoghi dietrofront si sono registrati in viale Regione Siciliana e nell’Ottava circoscrizione, dove le proteste hanno portato alla sospensione o alla modifica di alcuni interventi.

Tra i tratti che rischiano di non essere completati figurano quelli previsti tra Papireto, via Nicolò Turrisi, Villa Filippina, piazza San Francesco di Paola e corso Finocchiaro Aprile. La situazione ha spinto la Consulta delle biciclette a chiedere al Ministero delle Infrastrutture e agli organismi di controllo del PNRR la nomina di un commissario per verificare ritardi, modifiche progettuali e possibili rischi di perdita dei finanziamenti.

Sul piano politico cresce lo scontro. Alcuni esponenti della maggioranza rivendicano lo stop o la modifica di alcune ciclovie contestate dai cittadini, mentre le opposizioni criticano il ridimensionamento del progetto. Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Toni Randazzo ha chiesto le dimissioni dell’assessore alla Mobilità Maurizio Carta, accusando l’amministrazione di non aver rispettato gli obiettivi previsti dal piano originario.

Fonte: Repubblica