Piazza Beccaria, Palazzo Vecchio chiede di andare avanti col progetto originario
Palazzo Vecchio ha chiesto alla Soprintendenza di proseguire con il progetto iniziale per piazza Beccaria, che prevede il passaggio del grande tubo dell’acquedotto sopra i reperti archeologici appena scoperti durante i lavori della linea tranviaria 3.2.1. La richiesta è contenuta nella relazione inviata alla soprintendente Antonella Ranaldi dopo il rinvenimento di importanti resti della seconda cerchia muraria di Firenze, risalenti all’epoca di Dante.
L’ipotesi alternativa di deviare la tubazione con quattro curve per aggirare i reperti è stata esclusa dai tecnici comunali, che la giudicano troppo complessa e rischiosa. Secondo la relazione, una deviazione del tubo da 1.200 millimetri di diametro comporterebbe gravi criticità tecniche: inserimento di pezzi speciali e manicotti, grandi blocchi di ancoraggio in calcestruzzo, possibili problemi idraulici come sbalzi di pressione e colpi d’ariete, oltre a un aumento del rischio di rotture.
A queste difficoltà si aggiungono le interferenze con la fitta rete di sottoservizi esistenti, le complicazioni future per la manutenzione e l’impatto su alcune alberature da preservare. Centrale anche il tema dei tempi: una variante progettuale allungherebbe il cronoprogramma di diversi mesi, mettendo a rischio il rispetto delle scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede il completamento dei lavori entro la fine del 2026.
Da un lato, dunque, la necessità di portare avanti un’opera strategica per la mobilità fiorentina; dall’altro, la tutela di un ritrovamento archeologico definito dalla Soprintendenza come un’interessante porzione delle mura arnolfiane di fine Duecento. La decisione finale spetta ora alla Soprintendenza, chiamata a valutare se autorizzare la prosecuzione dei lavori secondo il tracciato originario.Palazzo Vecchio ha chiesto alla Soprintendenza di proseguire con il progetto iniziale per piazza Beccaria, che prevede il passaggio del grande tubo dell’acquedotto sopra i reperti archeologici appena scoperti durante i lavori della linea tranviaria 3.2.1. La richiesta è contenuta nella relazione inviata alla soprintendente Antonella Ranaldi dopo il rinvenimento di importanti resti della seconda cerchia muraria di Firenze, risalenti all’epoca di Dante.
L’ipotesi alternativa di deviare la tubazione con quattro curve per aggirare i reperti è stata esclusa dai tecnici comunali, che la giudicano troppo complessa e rischiosa. Secondo la relazione, una deviazione del tubo da 1.200 millimetri di diametro comporterebbe gravi criticità tecniche: inserimento di pezzi speciali e manicotti, grandi blocchi di ancoraggio in calcestruzzo, possibili problemi idraulici come sbalzi di pressione e colpi d’ariete, oltre a un aumento del rischio di rotture.
A queste difficoltà si aggiungono le interferenze con la fitta rete di sottoservizi esistenti, le complicazioni future per la manutenzione e l’impatto su alcune alberature da preservare. Centrale anche il tema dei tempi: una variante progettuale allungherebbe il cronoprogramma di diversi mesi, mettendo a rischio il rispetto delle scadenze del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede il completamento dei lavori entro la fine del 2026.
Da un lato, dunque, la necessità di portare avanti un’opera strategica per la mobilità fiorentina; dall’altro, la tutela di un ritrovamento archeologico definito dalla Soprintendenza come un’interessante porzione delle mura arnolfiane di fine Duecento. La decisione finale spetta ora alla Soprintendenza, chiamata a valutare se autorizzare la prosecuzione dei lavori secondo il tracciato originario.
Fonte: Repubblica