La possibile richiesta di rinviare dal 2030 al 2040 l’applicazione dei nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria apre un duro scontro politico e ambientale in Piemonte. A settembre le Regioni del Bacino padano — Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna — dovrebbero sottoscrivere un nuovo accordo ambientale e, secondo l’assessore regionale Matteo Marnati, valutare una richiesta al Governo per ottenere più tempo nell’adeguamento alle soglie previste dalla direttiva europea.

La direttiva consente una dilazione per aree con condizioni geografiche particolarmente sfavorevoli, come la Pianura Padana, ma solo a fronte di motivazioni solide e di un cronoprogramma alternativo credibile per ridurre comunque le emissioni. È proprio su questo punto che si concentrano le critiche di ambientalisti e opposizione, che temono un rinvio usato per evitare misure strutturali.

Legambiente Piemonte definisce insufficiente il nuovo Piano regionale per la qualità dell’aria e avverte che il rinvio non può diventare un modo per “nascondersi” dietro l’orografia del territorio. Alleanza Verdi e Sinistra parla di scenario preoccupante e ricorda che l’inquinamento atmosferico è prima di tutto una questione sanitaria, non una battaglia ideologica.

Ancora più duro il Comitato Torino Respira, secondo cui posticipare i nuovi limiti europei significherebbe aumentare il numero di morti evitabili. Il comitato richiama i dati contenuti nello stesso Piano aria della Regione: nel 2030 il Pm2,5 potrebbe causare oltre 2.700 decessi l’anno in Piemonte, mentre il biossido di azoto oltre 650.

Il confronto, dunque, non riguarda solo tempi e procedure amministrative, ma il modello di intervento contro l’inquinamento nel Bacino padano. Per associazioni e opposizione, senza misure rapide e strutturali su traffico, riscaldamento, agricoltura e industria, il rinvio rischia di trasformarsi in un arretramento nella tutela della salute pubblica.

Fonte: Repubblica.