Un’analisi dei dati ARPAT dal 2020 al 2025 offre una lettura inedita della qualità dell’aria a Prato, mettendo in relazione l’andamento del PM10 con eventi reali spesso ignorati dai report ufficiali. Il quadro che emerge è complesso: da un lato la città rispetta i limiti normativi, senza superare i 35 giorni annui oltre i 50 µg/m³, e nel 2025 registra un calo significativo (−14%). Dall’altro, i valori restano superiori alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, evidenziando una “zona grigia” tra legalità e tutela della salute.

L’analisi mostra una forte stagionalità: picchi in inverno e minimi in estate, ma anche anomalie legate a eventi specifici. Tra questi spiccano i fuochi d’artificio di Capodanno, che ogni anno generano picchi estremi fino a 1.000 µg/m³ nelle prime ore del 1° gennaio, e il Capodanno cinese, che produce un aumento localizzato unico nel contesto toscano. Al contrario, agosto registra i livelli più bassi grazie alla combinazione tra condizioni meteo favorevoli e fermo del distretto tessile.

Il lockdown del 2020 ha rappresentato un esperimento reale: il PM10 è diminuito, ma meno del biossido di azoto, segnalando che il traffico non è la principale fonte di polveri sottili. Anche episodi naturali, come le polveri sahariane, incidono significativamente sui livelli registrati.

La conclusione è chiara: a Prato il PM10 dipende soprattutto da riscaldamento domestico, attività industriali e condizioni atmosferiche, mentre il contributo del traffico è più limitato. Un dato che invita a ripensare le politiche ambientali, evitando di attribuire alla sola mobilità un ruolo centrale nella riduzione delle polveri sottili.

Fonte: IlTempe https://iltempe.substack.com/p/laria-di-prato-quello-che-cinque