Il 2025 si avvia a chiudersi come un anno positivo per la qualità dell’aria in Veneto, con un netto calo degli sforamenti di PM10 nei capoluoghi di provincia. Secondo i dati delle centraline di monitoraggio, il numero massimo di 35 superamenti annui del valore giornaliero è stato rispettato o avvicinato in tutte le principali città: Treviso si ferma a 31, Verona a 26, Venezia a 24, mentre Vicenza registra il dato migliore con soli 23 sforamenti. Numeri che segnano un miglioramento significativo rispetto a dieci anni fa, quando si arrivava facilmente tra i 90 e i 100 superamenti annui.

A commentare i dati è la nuova assessora regionale all’Ambiente, Elisa Venturini, che parla di “cauto ottimismo”. La prudenza, sottolinea, resta d’obbligo perché l’anno non è ancora concluso e perché i risultati riguardano in particolare le centraline di fondo urbano. Tuttavia, sia il valore medio annuo di PM10 – sotto la soglia dei 40 microgrammi per metro cubo – sia il numero di giorni oltre i 50 microgrammi risultano migliori rispetto al 2024 e, più in generale, agli anni precedenti.

Secondo l’assessora, il miglioramento non è attribuibile solo a condizioni meteorologiche favorevoli, ma rappresenta l’effetto delle politiche strutturali messe in campo negli ultimi anni. In particolare, viene rivendicato il ruolo del Piano regionale per la tutela e il risanamento dell’atmosfera, recentemente aggiornato, e della collaborazione tecnico-scientifica con ARPAV e il sistema universitario. Gli interventi si sono concentrati su tre ambiti principali: il riscaldamento civile, la mobilità e le attività produttive, con un’attenzione specifica ad agricoltura e zootecnia.

Tra le misure citate figurano gli incentivi per la sostituzione delle stufe e delle caldaie più obsolete, la rottamazione dei veicoli più inquinanti – con circa 6 milioni di euro stanziati – e il sostegno al trasporto pubblico locale, anche attraverso agevolazioni sugli abbonamenti per lavoratori e studenti. Sul fronte agricolo, la Regione segnala interventi mirati a ridurre le emissioni di ammoniaca dai reflui zootecnici, considerata un importante precursore delle polveri sottili, grazie a pratiche come l’interramento e agli incentivi per il biogas.

Il punto più critico dell’intervista riguarda però il giudizio sui nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria, destinati a entrare in vigore nel 2030 e molto più stringenti di quelli attuali. Venturini afferma che la strada da seguire resta quella già intrapresa, ma avverte che l’Unione europea dovrebbe tenere conto delle specificità orografiche del bacino padano, un’area particolarmente sfavorita dal punto di vista della dispersione degli inquinanti. In questa chiave, l’assessora sottolinea come le emissioni pro capite del Veneto siano già “virtuose” rispetto ad altre regioni europee, citando esempi come la Baviera o alcune aree della Spagna.

Una posizione che, se da un lato richiama un problema reale – la conformazione geografica della Pianura Padana – dall’altro rischia di ridimensionare la portata delle nuove soglie europee, nate da evidenze scientifiche sempre più solide sugli impatti sanitari dell’inquinamento atmosferico anche a basse concentrazioni. Il miglioramento registrato nel 2025 rappresenta senza dubbio un segnale incoraggiante, ma si colloca ancora all’interno di limiti normativi che l’Unione europea ha già giudicato insufficienti a garantire un’adeguata tutela della salute. In questo senso, l’insistenza sulle “condizioni particolari” del territorio può trasformarsi in un freno politico, proprio nel momento in cui sarebbe necessario accelerare ulteriormente sulle misure strutturali, soprattutto nei settori più critici come il traffico motorizzato e il riscaldamento domestico.

Il quadro che emerge è quindi duplice: da un lato, dati migliori rispetto al passato e politiche che iniziano a dare risultati; dall’altro, una cautela istituzionale sui nuovi obiettivi europei che appare poco allineata con l’urgenza sanitaria posta dalle nuove norme UE e con la necessità di ridurre in modo più rapido e consistente l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici.

Fonte: Corriere del Veneto