I dati sulla qualità dell’aria 2025 raccolti ed elaborati dall’Isde Medici per l’Ambiente nell’ambito del Progetto nazionale salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane confermano un quadro allarmante: Napoli guida la classifica nazionale dello smog con 295 sforamenti complessivi dei limiti di PM10, PM2.5 e biossido di azoto (NO2). Seguono Milano con 265 superamenti e Palermo con 248. [dei limiti giornalieri previsti dalla Direttiva UE 2881/2024 ndr]
Il dato più critico riguarda il biossido di azoto, inquinante già all’origine di una procedura di infrazione europea contro l’Italia: a Napoli si registrano 197 sforamenti di NO2, contro i 173 di Palermo e i soli 60 di Milano. Secondo il direttivo Isde Napoli e provincia (Marfella, Virgili, Costanzo, Amitrano, Santonicola, Napolitano, Esposito), l’analisi dei picchi giornalieri mostra una chiara correlazione con le attività portuali, in particolare con i traghetti da e per la Sicilia che sostano in porto con motori diesel accesi per l’assenza di elettrificazione delle banchine, e con l’uso di combustibili di scarsa qualità.
Dal punto di vista sanitario, Antonio Marfella sottolinea come questi livelli di NO2 siano cofattori patogenetici rilevanti per tumori, eventi cardiovascolari acuti (ictus e infarti) e patologie croniche e neurodegenerative, oltre a colpire in modo particolare bambini e anziani. L’eccesso di biossido di azoto, spiegano i medici Isde, aggrava influenza e polmoniti, riduce le difese immunitarie e aumenta la mortalità per cause cardiovascolari e respiratorie.
Nel quadro complessivo pesa anche l’overtourism non sostenibile, che si somma alle emissioni di porto e aeroporto in un contesto già compromesso e aggravato da emergenze ambientali storiche come la Terra dei Fuochi. L’appello dell’Isde alle istituzioni è chiaro: intervenire sulle cause, accelerando in tempi certi l’elettrificazione delle banchine del porto di Napoli già finanziata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, perché la sola limitazione del traffico privato non è sufficiente. “Che nessuno faccia più finta di non sapere”, concludono i medici.
fonte: Corriere