A fine maggio 2026 molte città italiane hanno già superato, o sono molto vicine a superare, i limiti sulla qualità dell’aria previsti dalla nuova Direttiva europea 2024/2881 per il 2030. È quanto emerge dall’aggiornamento del monitoraggio della campagna Cambiamo Aria, realizzato dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile Clean Cities Campaign – Kyoto Club in collaborazione con ISDE Italia, sulla base dei dati delle stazioni delle Agenzie regionali per la protezione ambientale.

Il quadro conferma criticità diffuse per PM10, PM2,5 e biossido di azoto, con situazioni particolarmente rilevanti nelle aree urbane più trafficate e nella Pianura Padana. Per il PM10, diverse centraline hanno già superato il futuro limite europeo dei 18 giorni annui oltre i 45 µg/m³: Milano – Marche registra 49 superamenti, Verona – Corso Milano 43, Modena – Giardini 40, Milano – Pascal Città Studi 36, Venezia – Tagliamento e Torino – Rebaudengo 35. Alcune stazioni hanno già raggiunto o superato anche l’attuale limite normativo dei 35 giorni oltre i 50 µg/m³, come Milano – Marche, Verona – Corso Milano e Modena – Giardini.

Per il PM2,5, particolato fine particolarmente rilevante per la salute, il limite europeo previsto dal 2030 di 18 giorni oltre i 25 µg/m³ è già stato ampiamente superato in molte città: Padova – Mandria è a 52 giorni, Milano – Marche a 50, Milano – Pascal Città Studi a 49, Torino – Rubino a 48, Torino – Rebaudengo a 47, Modena – Parco Ferrari a 44, Parma – Cittadella a 42, Brescia – Tartaglia e Verona – Giarol Grande a 41. Ancora più marcata è la distanza dai valori guida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che indicano di non superare la media giornaliera di 15 µg/m³ per più di 3 o 4 volte l’anno.

Anche il biossido di azoto, strettamente legato al traffico stradale, mostra dati preoccupanti. La stazione Palermo – Di Blasi ha già raggiunto 71 giorni oltre i 50 µg/m³, seguita da Napoli – Ente Ferrovie con 43, Genova – Via Buozzi con 42, Genova – Corso Europa con 35, Torino – Rebaudengo con 34, Catania – Viale Vittorio Veneto con 25 e Milano – Marche con 24. Rispetto alla soglia giornaliera indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, pari a 25 µg/m³ da non superare per più di 3 o 4 giorni l’anno, molte stazioni registrano valori molto elevati: Milano – Marche è a 149 giorni, Catania – Viale Vittorio Veneto a 146, Brescia – Tartaglia a 138, Palermo – Di Blasi a 137, Torino – Rebaudengo a 136 e Genova – Via Buozzi a 134.

Il monitoraggio mette in evidenza una questione centrale per le politiche urbane: la qualità dell’aria non può essere affrontata come un tema separato dalla mobilità. Dove il traffico motorizzato resta elevato, soprattutto lungo gli assi stradali più congestionati, i livelli di biossido di azoto e particolato continuano a rappresentare un rischio per la salute e un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi europei.

Per rientrare nei limiti del 2030 servono interventi strutturali e coordinati: potenziamento del trasporto pubblico, riduzione del traffico privato motorizzato, sviluppo della mobilità attiva, elettrificazione delle flotte, logistica urbana più efficiente, zone a basse emissioni, moderazione della velocità e politiche di riqualificazione dello spazio pubblico. I dati aggiornati a maggio indicano che il tempo per agire è già iniziato: molte città hanno davanti meno di quattro anni per cambiare traiettoria.

MONITORAGGIO QUALITA’ DELL’ARIA 2026 – GRAFICI INTERATTIVI