I dati lombardi del rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente mostrano un quadro in lento miglioramento, ma evidenziano forti differenze tra i capoluoghi. Milano e Bergamo rappresentano due traiettorie diverse rispetto al percorso verso i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria, che dovranno essere rispettati entro il 2030.

Milano si conferma la situazione più problematica. Nel 2025 una centralina urbana ha registrato 66 superamenti del limite giornaliero di PM10, quasi il doppio dei 35 consentiti dalla normativa vigente, collocando il capoluogo al secondo posto nella classifica nazionale Mal’Aria. La concentrazione media annua di PM10 si attesta a 28 µg/m³, ben al di sopra del futuro limite europeo di 20 µg/m³: per rientrare nei parametri servirà una riduzione di circa 29%.
Le proiezioni al 2030 indicano che, mantenendo l’attuale andamento, Milano rischia di non rispettare il nuovo valore limite, confermando la necessità di interventi strutturali più incisivi su mobilità, riscaldamento e uso dello spazio urbano.

A Bergamo, il quadro appare meno critico ma tutt’altro che risolto. Nel 2025 la concentrazione media annua di PM10 è pari a 23 µg/m³, con una riduzione richiesta del 13% per centrare l’obiettivo europeo al 2030. Le stime indicano una traiettoria potenzialmente compatibile con i nuovi limiti, a condizione di consolidare le politiche già avviate.

Sul fronte del PM2.5, Bergamo registra una media annua di 16 µg/m³: un valore inferiore rispetto a Milano (20 µg/m³), ma ancora distante dal futuro limite di 10 µg/m³, che richiederà una riduzione di circa 36%.
Per il NO2, inquinante strettamente legato al traffico veicolare, Bergamo si attesta a 24 µg/m³, contro i 32 µg/m³ di Milano. Anche in questo caso, entrambe le città dovranno rafforzare le politiche di riduzione del traffico privato per rispettare i nuovi standard europei.

Il confronto tra Milano e Bergamo evidenzia come le città che riescono a contenere maggiormente le concentrazioni inquinanti siano quelle che mostrano maggiori margini di avvicinamento agli obiettivi 2030. Tuttavia, secondo Legambiente, i progressi registrati non sono ancora sufficienti: senza un deciso cambio di passo, in particolare sulle politiche di mobilità urbana e sulla riduzione delle emissioni complessive, il rischio è di arrivare al 2030 ancora fuori dai limiti, con ricadute dirette sulla salute dei cittadini e sul fronte delle procedure di infrazione europee .