Non basta verificare i superamenti delle centraline: occorre sapere quante persone respirano aria inquinata e ridurne concretamente l’esposizione. È uno dei punti centrali del contributo presentato da ISDE Italia nell’audizione del 16 settembre presso l’8ª Commissione del Senato sull’Atto del Governo n. 435, relativo al recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.

A intervenire per ISDE Italia è stata Laura Reali, pediatra e componente della Giunta nazionale dell’Associazione Medici per l’Ambiente, che ha sottolineato come il recepimento della direttiva non rappresenti soltanto un adempimento ambientale, ma un vero intervento di prevenzione primaria. Particolare attenzione è stata richiamata sugli effetti dell’inquinamento sui bambini, la cui vulnerabilità inizia già nella vita fetale e prosegue durante l’infanzia e l’adolescenza.

«L’obiettivo finale non è soltanto migliorare i dati ambientali, ma ridurre il numero di persone – e soprattutto di bambini – che si ammalano a causa dell’aria che respirano», ha concluso Reali nel suo intervento al Senato.

Qualità dell’aria e politiche della mobilità

Un punto di particolare interesse per le politiche urbane riguarda il coordinamento tra gli strumenti di pianificazione. Secondo la nota presentata al Senato, tabelle di marcia e piani per la qualità dell’aria dovrebbero esplicitare il raccordo con i PUMS, il trasporto pubblico e la pianificazione urbanistica, oltre che con le politiche energetiche, il riscaldamento degli edifici, l’industria e l’agricoltura. Per le principali misure dovrebbero essere chiaramente indicati responsabilità e tempi di attuazione.

Le tabelle di marcia dovrebbero inoltre diventare strumenti concretamente verificabili, indicando soggetti responsabili, risorse, tempi, risultati attesi e obiettivi intermedi. Le eventuali proroghe per il raggiungimento dei valori limite dovrebbero avere carattere eccezionale, essere motivate e accompagnate da documentazione pubblica.

ISDE chiede inoltre di inserire stabilmente la dimensione sanitaria nei piani per la qualità dell’aria, valutando gli effetti dell’inquinamento e i benefici sanitari attesi dalle misure. Una particolare priorità dovrebbe essere riservata alla riduzione dell’esposizione delle popolazioni vulnerabili e nei luoghi da esse maggiormente frequentati, a partire da scuole, servizi per l’infanzia e strutture sanitarie e sociosanitarie.

I nuovi valori limite europei previsti per il 2030 rappresentano, secondo ISDE, un avanzamento importante, ma non coincidono ancora con i livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il 2030 deve quindi rappresentare una tappa e non il punto di arrivo, orientando progressivamente le politiche verso i valori OMS.

La domanda proposta da ISDE come criterio per valutare l’efficacia delle politiche riassume il cambio di prospettiva: «Quante persone respirano aria inquinata, quanto sono esposte e quanto stiamo realmente riducendo questa esposizione?».