Il recepimento deve concludersi entro l’11 dicembre 2026. Associazioni ambientaliste e sanitarie chiedono trasparenza, partecipazione e obiettivi nazionali più ambiziosi
L’Italia è l’unico Paese, tra i nove esaminati dall’AAQD Transposition Tracker dell’European Environmental Bureau, nel quale non è stata ancora annunciata una consultazione pubblica sul recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.
A denunciarlo sono Cittadini per l’Aria ed European Environmental Bureau, insieme a Clean Cities, ISDE Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Torino Respira, che chiedono al Governo di pubblicare lo schema del decreto legislativo, avviare il confronto con cittadini, associazioni ed esperti e rendere disponibile un cronoprogramma verificabile.
La Direttiva UE 2024/2881 introduce limiti più severi per gli inquinanti atmosferici, con l’obiettivo di avvicinare progressivamente la normativa europea alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Entro il 2030, salvo deroghe, dovranno essere sensibilmente ridotte le concentrazioni ammesse di sostanze come PM2,5 e biossido di azoto.
Il Tracker europeo sul recepimento
L’AAQD Transposition Tracker monitora l’attuazione della direttiva valutando cinque aspetti: avanzamento del recepimento, ambizione delle misure, partecipazione pubblica e accesso alla giustizia, strumenti attuativi, rischi e criticità.
Tra Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia, l’Italia registra la valutazione complessiva peggiore, insieme alla Bulgaria. Non è disponibile alcuna bozza di decreto, non è stata aperta una consultazione e restano incertezze sulla ripartizione delle responsabilità tra Stato e Regioni, soprattutto nel bacino padano.
Il recepimento deve essere completato entro l’11 dicembre 2026, ma sul percorso pesa anche il contenzioso davanti alla Corte costituzionale promosso da Lombardia, Piemonte e Veneto in materia di pianificazione della qualità dell’aria.
Dagli altri Paesi arrivano esempi di partecipazione
In Polonia è stato istituito un gruppo di lavoro permanente con Regioni e organizzazioni non governative; Francia e Spagna hanno avviato incontri, workshop e consultazioni; la Germania ha sottoposto al confronto pubblico una prima bozza legislativa.
La Svezia ha scelto anche di valutare standard più ambiziosi, prevedendo nella bozza di recepimento un limite per il piombo cinque volte inferiore a quello stabilito dalla direttiva europea. In Italia, invece, l’unico segnale emerso riguarda la volontà del Piemonte di chiedere una deroga all’entrata in vigore dei nuovi limiti prevista per il 2030.
Città e mobilità al centro delle politiche per l’aria
Il recepimento della direttiva avrà conseguenze dirette sulle politiche urbane e sulla mobilità. Il rispetto dei nuovi standard richiederà interventi strutturali per ridurre le emissioni del traffico: potenziamento del trasporto pubblico, elettrificazione delle flotte, mobilità ciclistica e pedonale, zone a basse emissioni e una pianificazione urbana meno dipendente dall’automobile.
Nel 2025, secondo la campagna Cambiamo Aria, 25 delle 27 città monitorate hanno registrato concentrazioni medie di PM2,5 superiori ai limiti che entreranno in vigore con la nuova direttiva. Milano, Torino e Padova hanno inoltre superato per più di cento giorni i livelli giornalieri presi come riferimento dalla campagna.
Le associazioni chiedono che il recepimento non si limiti al minimo richiesto dall’Unione europea, ma diventi l’occasione per rafforzare gli strumenti nazionali e locali di risanamento dell’aria.
Fonte: comunicato congiunto Cittadini per l’Aria, EEB, Clean Cities, ISDE Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Torino Respira, 21 luglio 2026.