Gli indici di qualità dell’aria sono ormai presenti nelle app e nei bollettini consultati quotidianamente da milioni di persone, ma spesso si limitano a tradurre le concentrazioni degli inquinanti in colori o giudizi come “buona”, “moderata” o “scadente”. La nuova roadmap dell’Organizzazione mondiale della sanità propone di trasformarli in strumenti maggiormente orientati alla prevenzione sanitaria.
L’obiettivo è superare gli indici costruiti sul singolo inquinante più critico e sviluppare sistemi capaci di valutare gli effetti combinati di PM2.5, ozono, biossido di azoto e altre sostanze. Le informazioni dovrebbero inoltre tenere conto delle differenti condizioni di vulnerabilità di bambini, anziani, persone affette da patologie respiratorie o cardiovascolari, lavoratori all’aperto e comunità particolarmente esposte al traffico o alle emissioni industriali.
La roadmap sottolinea la necessità di accompagnare i livelli di allerta con indicazioni operative: modulazione delle attività scolastiche e sportive, protezione dei lavoratori, preparazione dei servizi sanitari e misure specifiche per le persone fragili. Satelliti, sensori a basso costo, reti di monitoraggio e applicazioni mobili possono ampliare la copertura e rendere le comunicazioni più tempestive e personalizzate.
Per le città, questi indici possono diventare strumenti di gestione degli episodi acuti e di supporto alle politiche su traffico, trasporti, scuole, lavoro e sanità. Non possono però sostituire gli interventi strutturali: la prevenzione richiede la riduzione delle emissioni generate da mobilità motorizzata, combustibili fossili, riscaldamento e attività produttive.
Fonte: Ambientenonsolo