L’assessore all’Ambiente della Regione Piemonte Matteo Marnati respinge le accuse dopo la diffusione dei dati ARPA 2025 sulla qualità dell’aria, parlando di «accuse allarmistiche e senza fondamento» e sostenendo che a Torino «le molecole di carbonio sono meno tossiche che altrove», tesi che – annuncia – sarà dimostrata con studi scientifici ad hoc. Un racconto ottimistico che però non convince comitati ambientalisti e opposizione.
Il comitato Torino Respira denuncia una lettura selettiva dei numeri: il PM2,5 resta critico, con superamenti dei valori guida dell’Organizzazione mondiale della sanità per oltre un giorno su tre nel 2025 (165 giorni a Rebaudengo, 147 a Rubino, 145 al Lingotto). Preoccupano anche i dati sull’ozono estivo, con superamenti ben oltre i limiti consentiti. «Parlare di traguardo storico è fuorviante», avverte il presidente Roberto Mezzalama.
Sul piano politico, la capogruppo del Partito democratico in Consiglio regionale Gianna Pentenero parla di «narrazione autocelebrativa»: permangono superamenti per PM2,5, peggiora l’ozono e il biossido di azoto resta vicino alle soglie di tutela. I dati ARPA mostrano però anche segnali positivi: nel 2025 il limite annuale del NO₂ è stato rispettato in tutte le stazioni piemontesi per la prima volta; calano i superamenti del PM10, con quattro stazioni ancora critiche nell’area torinese.
ARPA segnala il peso del meteo favorevole (inverno mite e maggiore dispersione), fattore che rende difficile attribuire i miglioramenti solo alle politiche adottate. A Torino il traffico resta la principale fonte di PM10 e ossidi di azoto (circa il 70%), mentre nei mesi freddi incide il riscaldamento domestico. Marnati rivendica investimenti e misure strutturali e minimizza i blocchi del traffico. Più cauta la professoressa Mery Malandrino dell’Università di Torino: il miglioramento è reale ma non garantito, e strumenti come zone a traffico limitato e limitazioni alla circolazione restano «utili e necessari».
Fonte: Corriere della Sera
I dati riepilogativi per il 2025 rilevati dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile in collaborazione con ISDE Italia