Si accende lo scontro tra giunta regionale e opposizione sui dati dell’inquinamento da polveri sottili. Al centro della polemica i livelli di Pm2,5 a Torino e il loro impatto sanitario. La capogruppo di Avs Alice Ravinale denuncia che il capoluogo piemontese è tra le città più inquinate per l’inquinante più pericoloso per la salute, mentre l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati difende la propria linea annunciando uno studio con l’Università di Torino per dimostrare che non tutte le molecole di carbonio hanno lo stesso effetto sulla salute.

Lo scontro nasce dai dati del progetto nazionale “Cambiamo aria”, promosso da Isde Italia (Associazione Medici per l’Ambiente). Secondo Marnati, la pericolosità dipenderebbe dalla tipologia di combustione: una quota delle particelle, le cosiddette “crostali”, sarebbe naturale e non dannosa. Per questo la Regione sta preparando uno studio basato su simulazioni con un “polmone artificiale”, affidato al vicerettore UniTo David Lembo. L’assessore contesta anche l’attuale normativa europea, sostenendo che la Commissione europea non consenta di escludere le particelle crostali dai conteggi e che la direttiva andrebbe aggiornata privilegiando l’impatto sanitario.

Di segno opposto la replica di Ravinale, che definisce “scientificamente infondata e pericolosa” l’idea di Pm2,5 meno tossiche a Torino. I dati della centralina di Rebaudengo nel 2025 indicano medie annue oltre le soglie di sicurezza e ben 206 superamenti giornalieri del limite di 25 microgrammi, a fronte dei 18 consentiti, con valori quattro volte oltre i limiti indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità. Nell’interrogazione in aula, Avs chiede anche chiarimenti sui fondi per gli studi annunciati e sullo stato di attuazione del Piano qualità dell’aria, da cui dipende anche il rischio di blocco dei diesel Euro 5.

Fonte: la Repubblica