Il Rapporto Pendolaria 2025 restituisce un quadro critico del trasporto pubblico in Italia, con particolare evidenza nelle città e nelle aree urbane monitorate dall’Osservatorio. Nonostante l’aumento della domanda di mobilità sostenibile e il ruolo centrale che treni, metropolitane e tram dovrebbero avere nella transizione ecologica, il sistema continua a scontare finanziamenti insufficienti, ritardi strutturali e forti disuguaglianze territoriali.

Nelle principali città metropolitane – da Roma a Milano, da Napoli a Torino, fino a Palermo e Catania – il trasporto pubblico locale fatica a migliorare in modo significativo. Il Fondo Nazionale Trasporti, da anni sottofinanziato, riceve nella proposta di legge di Bilancio 2025 un incremento di appena 120 milioni di euro, del tutto inadeguato rispetto alle necessità. In termini reali, considerando l’inflazione, le risorse destinate al trasporto pubblico sono diminuite di oltre un terzo rispetto al 2009. Questo si traduce in servizi poco frequenti, infrastrutture obsolete e difficoltà croniche per milioni di pendolari.

A pesare ulteriormente è la scelta politica di concentrare risorse enormi sulle grandi opere, in primis il Ponte sullo Stretto, che assorbirà oltre l’87% degli stanziamenti infrastrutturali fino al 2038. Una decisione che, secondo il rapporto, sottrae risorse decisive proprio a quelle “piccole opere” urbane e metropolitane – raddoppi di linea, elettrificazioni, passanti ferroviari, nuove stazioni – che migliorerebbero concretamente la vita quotidiana dei cittadini nelle aree urbane.

Le criticità emergono con forza nelle città simbolo del pendolarismo. A Roma, oltre ai problemi storici della rete metro, restano irrisolte situazioni come la Roma Nord–Viterbo, con migliaia di corse soppresse nel solo 2024, e la Roma-Lido, dove si registrano lievi miglioramenti ma persistono disservizi. A Milano, la linea Milano–Mortara–Alessandria continua a essere segnata da guasti e ritardi, nonostante serva circa 19.000 persone al giorno. A Napoli, la situazione delle ex Circumvesuviane resta una delle più gravi del Paese, con soppressioni, sovraffollamenti e materiale rotabile inadeguato.

Nel Mezzogiorno, le città monitorate dall’Osservatorio mostrano un divario ancora più marcato. Palermo, Catania e le aree urbane siciliane e calabresi scontano linee chiuse da oltre un decennio, come la Palermo–Trapani via Milo o la Caltagirone–Gela, e una rete ancora in gran parte non elettrificata. L’età media dei treni nel Sud resta elevata (oltre 17 anni), quasi il doppio rispetto al Nord, con ricadute evidenti su affidabilità e qualità del servizio.

Il rapporto richiama inoltre l’impatto crescente della crisi climatica sulla mobilità urbana. Tra il 2010 e il 2024 si contano 203 eventi meteo estremi che hanno causato interruzioni e ritardi a treni, metro e tram, colpendo soprattutto città come Roma, Napoli e Milano. Senza interventi di adattamento, i danni alle infrastrutture di trasporto potrebbero arrivare a costare fino a 5 miliardi di euro l’anno entro il 2050.

Pendolaria 2025 ribadisce quindi la necessità di una vera “cura del ferro” nelle città italiane: investimenti stabili e mirati sul trasporto pubblico su rotaia, integrazione con la mobilità sostenibile urbana e una redistribuzione delle risorse che metta al centro i bisogni quotidiani di chi si sposta per lavoro e studio. Senza questo cambio di rotta, avverte l’Osservatorio, le città continueranno a pagare il prezzo più alto in termini di qualità della vita, salute e disuguaglianze sociali.