Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’associazione Le Partite Iva, insieme al comitato Tutela parcheggi e mobilità nel Lazio, a un gruppo di tassisti e ad alcuni cittadini, ha presentato un ricorso straordinario al Consiglio di Stato contro il provvedimento della giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri che ha esteso il limite di 30 km/h a tutta l’area della Ztl del centro storico di Roma.

Nel ricorso si sostiene che la misura rappresenterebbe una violazione di legge e limiterebbe diritti fondamentali, come la libertà di circolazione e il diritto al lavoro, penalizzando in particolare tassisti, autotrasportatori e piccole imprese. I promotori affermano inoltre che il provvedimento renderebbe il centro storico «un’area inaccessibile e congestionata sotto l’apparenza di un’azione ecologica».

I firmatari dichiarano di voler utilizzare come precedente la recente decisione del Tar sull’esperienza della “Zona 30” a Bologna, sostenendo che anche a Roma l’estensione del limite di velocità dovrebbe essere annullata.

L’iniziativa appare come l’ennesimo tentativo di bloccare politiche di sicurezza stradale e di moderazione del traffico ormai diffuse in tutta Europa. Il limite di 30 km/h nei centri storici è uno degli strumenti più efficaci per ridurre incidenti, mortalità e inquinamento, oltre che per migliorare la qualità dello spazio urbano.

Dipingerlo come un attacco alla libertà di circolazione o al lavoro significa ignorare l’evidenza scientifica e l’esperienza di centinaia di città che hanno adottato misure analoghe con risultati positivi. Più che una difesa dei diritti dei cittadini, il ricorso sembra rappresentare la resistenza di una minoranza che continua a considerare le aree storiche delle città come spazi da attraversare in auto, invece che luoghi da vivere in sicurezza.

Se iniziative di questo tipo dovessero avere successo, il rischio sarebbe quello di rallentare ulteriormente la già difficile transizione verso città più sicure, sane e vivibili. In una capitale europea come Roma, questa sarebbe una grave battuta d’arresto.

Fonte: Corriere della Sera