Roma vive settimane di tensione attorno ai cantieri delle nuove ciclovie finanziate dal PNRR e inserite nel Biciplan comunale, che punta a cambiare radicalmente la mobilità entro i prossimi dieci anni: 182 km di piste ciclabili entro il 2027, 280 km entro cinque anni e oltre 1.000 km di percorsi dedicati entro il 2035. Oggi le piste ciclabili esistenti sono appena 353 km, circa il 4% della rete stradale cittadina.

Le proteste dei residenti

I cantieri aperti in diverse zone – dai Parioli al Flaminio, da via Panama fino all’Eur – hanno scatenato dure proteste. I residenti denunciano la riduzione delle carreggiate, nuove “strozzature” al traffico e soprattutto la perdita massiccia di parcheggi.

  • In via Guido Reni, al Flaminio, la ciclovia del Grab ha tagliato oltre 230 posti auto su 410 disponibili.
  • A viale Oceano Atlantico, all’Eur, sono spariti quasi il 50% dei parcheggi su entrambi i lati della strada.

Comitati e opposizioni accusano l’amministrazione di aver imposto i progetti senza ascoltare i cittadini e chiedono il blocco dei cantieri, temendo un “caos totale” con la riapertura delle scuole.

La linea del Campidoglio

Dal Comune arriva però una posizione ferma: i lavori non possono essere fermati, perché progetti, bandi e contratti sono già in fase di attuazione. Fermare i cantieri significherebbe rischiare un danno erariale. L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, si è detto disponibile al dialogo con i residenti, anche in assemblee pubbliche, ma ribadisce che la strategia non cambia: più trasporto pubblico, più bici, meno auto private.

Per contenere l’impatto, l’amministrazione sta cercando soluzioni compensative: apertura immediata di parcheggi di scambio (es. piazza Mancini), utilizzo di spazi nell’ex caserma Guido Reni e trattative con Cassa Depositi e Prestiti per ricavare nuovi posti auto.

Le associazioni pro-bici

Le realtà ciclistiche, come Fiab Roma Ruotalibera, difendono i cantieri come un passo fondamentale per la sicurezza stradale e la vivibilità della Capitale. Roma, ricordano, è la città italiana con più morti sulle strade: 79 vittime dall’inizio del 2025, tra pedoni, ciclisti e automobilisti.

Secondo le associazioni, le ciclabili sono strumenti essenziali per ridurre gli incidenti, lo smog e la congestione, trasformando la mobilità urbana in senso sostenibile. «La città è delle persone, non solo degli automobilisti», ribadiscono.

Pur riconoscendo l’impegno della giunta Gualtieri, chiedono più decisione e maggiore manutenzione della rete esistente: «Ci vogliono più ciclabili, meglio collegate e sicure. Il percorso intrapreso è giusto, ma serve più coraggio politico», affermano i portavoce.

Un bivio per la città

Lo scontro riflette due visioni opposte: chi difende l’auto come strumento indispensabile di mobilità quotidiana e chi vede nelle bici, integrate con trasporto pubblico e sharing mobility, la chiave per una città più sana, meno inquinata e meno ostaggio del traffico.

Con i cantieri già avviati e i fondi PNRR vincolati, il cambiamento sembra ormai irreversibile: Roma, tra difficoltà e resistenze, si trova di fronte alla sfida di trasformarsi da capitale delle auto a metropoli più ciclabile.

Fonte: Corriere.it