Il Campidoglio conferma la sua strategia: le nuove ciclovie sono considerate un punto fermo della mobilità sostenibile a Roma. In Commissione Mobilità, l’assessore Eugenio Patanè ha chiarito che «la disponibilità ad accogliere osservazioni dei residenti c’è, ma solo quando i cantieri saranno chiusi». La priorità, dunque, è completare i lavori e garantire la realizzazione della rete; eventuali aggiustamenti su traffico e parcheggi potranno arrivare in un secondo momento.
Il piano in corso prevede 106 chilometri di piste ciclabili, finanziati attraverso due canali principali:
- il GRAB (Grande Raccordo Anulare delle Bici), con 51 km per un valore di 15,4 milioni di euro;
- il PNRR, con 55 km e un investimento di 22,7 milioni di euro.
In totale oltre 38 milioni di euro, pari a una media di circa 400mila euro per chilometro. Un costo che le opposizioni definiscono sproporzionato. Il consigliere della Lega Fabrizio Santori ha parlato di «spesa scandalosa per una città con ben altre priorità» e ha annunciato una richiesta di chiarimento al Nuvec (Nucleo di verifica della Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Politiche di coesione). Anche Francesca Barbato di Fratelli d’Italia ha criticato la mancanza di una fase di pre-condivisione con i cittadini prima dell’avvio dei cantieri.
Sul fronte opposto, l’amministrazione comunale difende l’investimento: «Le ciclovie sono un pezzo importante della sicurezza stradale», ribadiscono dall’assessorato. Le associazioni di ciclisti e cicloamatori, presenti alla seduta, hanno sostenuto con forza l’importanza delle piste per una mobilità più sicura e sostenibile.
Il sindaco Roberto Gualtieri, da Osaka, ha addirittura rilanciato: guardando al modello giapponese, ha proposto l’idea di sviluppare piste ciclabili anche sui marciapiedi, per integrare meglio pedoni e ciclisti.
Nei quartieri interessati – dal Flaminio (via Guido Reni) ai Parioli (via Panama), da Pineta Sacchetti a viale Oceano Atlantico all’Eur – la protesta continua, con comitati di residenti che denunciano i disagi su viabilità e parcheggi. Nonostante ciò, l’amministrazione ribadisce che su ciclovie e zone 30 non si torna indietro: la trasformazione della mobilità romana è considerata una scelta strategica e irreversibile, con l’obiettivo di ridurre traffico, incidenti e inquinamento, e restituire spazi urbani alla vivibilità.
fonte: Corriere.it