Nel centro di Roma la sosta selvaggia è ormai strutturale: auto ovunque – su strisce, incroci, passi carrabili, corsie riservate – con seconde e terze file che bloccano soprattutto il trasporto pubblico. Il nodo è duplice: da un lato un trasporto pubblico utilizzato solo nel 12,4% degli spostamenti, dall’altro un uso distorto dell’auto privata, che resta ferma il 92% del tempo occupando spazio pubblico e percorre in gran parte tragitti brevissimi (40% sotto i 3 km, 60% sotto i 5 km). Aumentare ancora i parcheggi significherebbe sacrificare le politiche di mobilità sostenibile. L’articolo propone quindi soluzioni di gestione della domanda, a partire da una modulazione delle tariffe di sosta in base a peso e ingombro dei veicoli, penalizzando in particolare i suv. È la strada già scelta da città come Zurigo, Parigi e Lione, dove i cittadini hanno approvato referendum o regolamenti che aumentano significativamente il costo della sosta per i veicoli più pesanti e invasivi, in nome di un principio di equità: più spazio pubblico si occupa, più si paga. Una misura parziale, ma utile in attesa di un vero salto di qualità nel trasporto pubblico romano.

fonte: Corriere