Venti chilometri di storia che potrebbero diventare anche venti chilometri di futuro. Le Mura Aureliane, costruite nel III secolo d.C. per difendere la città, oggi rappresentano una straordinaria occasione di trasformazione urbana: un parco lineare ciclopedonale capace di collegare quartieri, parchi e aree culturali con un unico percorso continuo a piedi e in bicicletta.
L’idea non è nuova. Già il Piano regolatore del 2008, durante la giunta Veltroni con l’assessore Roberto Morassut, aveva individuato nelle Mura un ambito strategico di programmazione urbana. Ma solo negli ultimi anni il progetto ha ripreso slancio, grazie all’impegno di archeologi, architetti e cittadini riuniti nell’associazione “Intorno alle Mura di Roma”, che vede tra i promotori Annabella D’Elia. L’obiettivo dichiarato è chiaro: realizzare il Parco lineare delle Mura, un anello verde che abbracci la città con un sistema di spazi pubblici e percorsi ciclabili.
Alcuni esempi concreti mostrano già il potenziale: lungo via Carlo Felice e viale Metronio esistono tratti di verde frequentati quotidianamente dai cittadini, mentre viale Castrense è di fatto pedonale e pronto per essere integrato nella futura rete. Il progetto, inoltre, si collegherebbe al GRAB – Grande Raccordo Anulare delle Biciclette, il grande anello ciclabile che attraverserà Roma e che in parte passerà da piazzale Ostiense a Porta Metronia.
Sul piano economico i primi passi sono stati compiuti. Con i fondi del PNRR, circa 23 milioni di euro, sono in corso cantieri per il consolidamento e la messa in sicurezza delle Mura, oggi minacciate dal degrado e persino da vegetazione infestante. I lavori – spiegano dalla Sovrintendenza capitolina – sono al 30% e dovrebbero concludersi entro il giugno 2026. Una volta terminato questo intervento, sarà possibile immaginare davvero la realizzazione del parco lineare. Ma per farlo serviranno risorse aggiuntive: almeno 9,2 milioni di euro, che l’assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi punta a inserire nel prossimo bilancio comunale.
Non si tratta solo di restauro o tutela del patrimonio. Come sottolineano studiosi e comitati, il parco lineare sarebbe soprattutto un progetto di mobilità sostenibile: una nuova infrastruttura per camminare e pedalare in sicurezza, capace di connettere i quartieri con il centro storico, i parchi urbani con le aree di archeologia industriale dell’Ostiense, fino al Tevere e oltre. «La cinta di Roma è una grande infrastruttura narrativa», spiega D’Elia nell’intervista a Paolo Boccacci (la Repubblica). «Deve diventare un parco continuo, unico in Europa, in grado di restituire ai cittadini un nuovo modo di muoversi e vivere la città».
Nei prossimi mesi l’associazione “Intorno alle Mura” riprenderà con le visite guidate per mostrare lo stato dei luoghi e rilanciare la proposta. Intanto, il pressing di cittadini e comitati cresce: il parco lineare viene visto come una svolta per Roma, capace di coniugare tutela del patrimonio e risposta alle sfide climatiche, promuovendo spostamenti a basso impatto e uno stile di vita urbano più sostenibile.
fonte: Repubblica