In vetta alla classifica c’è Frosinone (insieme con Milano), Roma si posiziona al 23esimo posto. Le città più inquinate d’Italia secondo la classifica di Legambiente che ha presentato il rapporto annuale Mal’aria 2024, sono quelle che superano i limiti giornalieri di polveri sottili PM10 e No2 (biossido di azoto). E sono tutte in aumento secondo Legambiente, che ha rilevato per le Pm10 il numero in aumento rispetto al 2023 da 18 a 25 su un totale di 98, con 50 centraline di rilevazione. Le principali cause di questo tipo di inquinamento dell’aria in città sono il riscaldamento (e l’aria condizionata d’estate) e il traffico, motivo per il quale il Comune di Roma adotta provvedimenti come le domeniche ecologiche e le Zone a traffico limitato (Ztl).
Frosinone si conferma rispetto all’anno precedente la città più inquinata con 70 giorni di superamento dei limiti consentiti,seguono Milano, Verona con 66 giorni e Vicenza con 64. L’allarme dell’associazione ambientalista è per i nuovi target europei per il 2030. «Il 71% delle città sarebbe fuori legge per il Pm10 e il 45% per il No2» chiariscono. Roma è settima tra le 23 città con la concentrazione media annuale di No2 (Biossido di Azoto) più alta, pari a 29,6 μg/m³. «Si tratta – spiega il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi – di un livello che comporta la necessità di riduzione di questo gas, generato per grandissima parte dai motori delle autovetture e in particolare dai diesel, per almeno il 32% entro il 2030, così da rispettare la nuova normativa europea e non incorrere nelle ennesime, pesantissime sanzioni comunitarie sulla qualità dell’aria»
I numerosi sforamenti registrati in più centraline della stessa città evidenziano un problema diffuso e strutturale. «Servono azioni strutturali non più rimandabili – afferma il direttore generale di Legambiente, Giorgio Zampetti, – dalla mobilità, con un trasporto pubblico locale efficiente e che punti drasticamente sull’elettrico e più spazio per pedoni e ciclisti, alla riqualificazione energetica degli edifici, fino alla riduzione delle emissioni del settore agricolo e zootecnico. Le misure da adottare sono chiare e le tecnologie pronte: quello che manca è il coraggio di fare scelte incisive per la salute dei cittadini e la vivibilità delle nostre città».
Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente avverte: «Alla luce degli standard dell’Oms, che suggeriscono valori limite molto più stringenti rispetto a quelli di legge attuali e che rappresentano il vero obiettivo per salvaguardare la salute delle persone, la situazione diventa è ancora più critica: il 97% delle città monitorate supera i limiti dell’Oms per il Pm10 e il 95% quelli per l’NO2. L’inquinamento atmosferico, infatti, è la prima causa ambientale di morte prematura in Europa, con circa 50.000 morti premature solo in Italia».
Oggi 4 febbraio Legambiente fa partire la campagna «Città30 come cambia la mobilità» che si concluderà a Roma il 17 e 18 marzo. Il programma prevede incontri con amministrazioni locali, esperti e cittadini per discutere le sfide della mobilità da vincere entro il 2030, anno in cui entrerà in vigore la nuova la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria (Aaqd). Inoltre, il Piano Nazionale sulla Sicurezza Stradale, fissa l’obiettivo di dimezzare le vittime sulla strada proprio entro il 2030, rendendo ancora più urgente una trasformazione del modo di muoversi nei centri urbani. è online inoltre la petizione «Ci siamo rotti i polmoni. No allo smog!» per chiedere al Governo interventi urgenti a contrasto dell’inquinamento, a partire da nuove misure per la mobilità e l’uso dello spazio pubblico e della strada. Si può firmare qui https://attivati.legambiente.it/malaria
fonte: Corriere.it