Secondo l’Istat, ogni romano sostiene un “debito” di circa 350 euro l’anno per i costi sociali degli incidenti stradali: complessivamente un miliardo di euro tra danni materiali, sanitari e perdite di produttività.
Nei primi sette mesi del 2025 si sono registrati 19.500 incidenti e 76 morti nell’area metropolitana, con il I Municipio record nero di 1.900 sinistri. Per ridurre il fenomeno, il Campidoglio accelera sulla “Zona 30”, che sarà introdotta in tutto il Centro storico: quasi metà delle strade è già a velocità ridotta. L’obiettivo è tagliare del 20% il rischio di incidenti e, al tempo stesso, diminuire NO₂ (-19%), CO₂ (-3,8%), CO (-3,6%) e rumore (-2,1 decibel).
Parallelamente sono previsti: 60 nuovi autovelox, 200 attraversamenti pedonali rialzati e 700 illuminati, oltre agli interventi nei “black point”. Una strategia che punta a più sicurezza, meno smog e meno rumore, in linea con l’esperienza positiva già registrata in Galleria Giovanni XXIII.
L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, respinge le critiche e chiarisce: “C’è la volontà di tutelare i nostri cittadini. Nei primi otto mesi del 2025 abbiamo già contato 73 vittime sulle strade: sono numeri inaccettabili, una strage che riguarda non solo i morti, ma anche feriti gravi, invalidi, bambini e anziani. Questa strage deve finire”.
Roma ha aderito al programma europeo “Vision Zero”, che punta ad azzerare i morti sulle strade entro il 2050. Per raggiungere questo obiettivo, servono azioni concrete: la riduzione della velocità, che incide direttamente su circa l’8% dei decessi, ma anche controlli contro la disattenzione e il mancato rispetto delle regole (responsabili del 12,5% dei sinistri gravi). “Il 94% degli incidenti deriva da comportamenti umani scorretti – spiega Patanè – e solo una minima parte da cause esterne come cattiva manutenzione o ostacoli improvvisi. Ecco perché dobbiamo intervenire con decisione”.
L’assessore sottolinea che governare la mobilità della Capitale significa affrontare una sfida culturale: “Dobbiamo ribaltare gli assiomi che hanno dominato per decenni. Per anni si è pensato che l’auto privata fosse sinonimo di modernità, smantellando tram e trasporto pubblico. Ma oggi abbiamo più auto che patenti, una congestione cronica e un livello di inquinamento che ci è costato la condanna della Corte di Giustizia europea. Ora serve un cambio di passo”.
Le nuove Zone 30 e gli autovelox si inseriscono in questo quadro: non strumenti punitivi, ma tasselli di una strategia più ampia per ridurre gli incidenti, migliorare la qualità dell’aria e spostare il baricentro della mobilità verso il trasporto pubblico e sostenibile. “È difficile – ammette Patanè – ma anche affascinante: cambiare la cultura della mobilità significa salvare vite, restituire vivibilità ai quartieri e costruire una città più sana e moderna. E sono certo che i cittadini, davanti ai risultati, capiranno la bontà di queste scelte”.
fonte: Corriere.it e Radio Roma