Ridurre il numero di automobili in circolazione, abbassare le velocità e ripensare lo spazio urbano partendo dalle esigenze delle persone. È questo il cambio di paradigma indicato da numerosi studi internazionali.

La sicurezza stradale non può più essere affrontata esclusivamente attraverso interventi puntuali o campagne di sensibilizzazione. Occorre invece una trasformazione strutturale della mobilità urbana, capace di ridurre il traffico privato motorizzato e favorire trasporto pubblico, mobilità attiva e città a misura di pedoni e ciclisti.

L’approccio della “Safe System”, sempre più adottato in Europa, parte da un principio chiave: l’errore umano è inevitabile, ma le strade devono essere progettate in modo da evitare che questi errori provochino morti o feriti gravi. In questo quadro assumono un ruolo centrale le “Città 30”, la moderazione del traffico, le infrastrutture ciclabili protette, gli attraversamenti sicuri e la redistribuzione dello spazio pubblico.

L’articolo evidenzia come le città che hanno investito in mobilità sostenibile e riduzione della dipendenza dall’auto abbiano registrato benefici non solo sulla sicurezza, ma anche sulla qualità dell’aria, sul rumore, sulla salute pubblica e sulla vivibilità urbana. 

La sfida riguarda anche il cambiamento culturale: spostare l’attenzione dalla fluidità del traffico alla qualità della vita urbana, mettendo al centro bambini, anziani e utenti vulnerabili della strada.