Nel 2023 nell’Unione Europea si sono registrati 4,84 milioni di decessi, con malattie cardiovascolari, tumori e patologie respiratorie tra le principali cause. In questo quadro, lo smog emerge come il più rilevante fattore ambientale: secondo i dati richiamati dalla Società Europea di Cardiologia, l’inquinamento atmosferico è responsabile in Europa di oltre 2 milioni di morti l’anno per infarto e ictus e riduce mediamente di oltre due anni l’aspettativa di vita.

L’esposizione cronica agli inquinanti — in particolare polveri sottili e ossidi di azoto — agisce infatti su cuore e polmoni, contribuendo allo sviluppo di cardiopatie, malattie respiratorie croniche e tumore del polmone, che condividono gli stessi determinanti ambientali.

Le contromisure più efficaci sono di tipo strutturale e riguardano soprattutto la mobilità e le emissioni urbane: riduzione del traffico privato, diffusione di zone a traffico limitato e low emission zones, potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità attiva, elettrificazione dei veicoli, oltre alla diminuzione delle emissioni da riscaldamento domestico e attività agricole.

A queste si affiancano azioni individuali, come evitare l’esposizione nelle ore più critiche, migliorare la qualità dell’aria indoor e adottare stili di vita più sani.

Intervenire sullo smog significa agire sul principale determinante ambientale delle malattie croniche: una leva decisiva per prevenire migliaia di morti premature ogni anno.

Fonte: Corriere della Sera