Nel 2025 lo smog ha continuato a soffocare Napoli e molti Comuni dell’area metropolitana e del Casertano, con livelli di inquinamento ben oltre i limiti di legge. Secondo i dati dell’Arpac, la centralina vicino all’ospedale Nuovo Pellegrini ha registrato 64 giorni di superamento del limite giornaliero di PM10 (50 microgrammi per metro cubo), mentre quella di via Argine è arrivata a 48 sforamenti, a fronte dei 35 consentiti in un anno. Critica anche la situazione del biossido di azoto, che a Napoli supera stabilmente la soglia annua dei 40 microgrammi.
In provincia i numeri sono ancora peggiori: Acerra ha toccato 94 giorni di sforamento nella zona industriale, San Vitaliano 84, Casoria 72, mentre nel Casertano si segnalano Teverola (74) e Marcianise (42). Un quadro che conferma una vera emergenza sanitaria.
A rafforzare l’allarme è il progetto nazionale Cambiamo aria, promosso da Isde Italia con Kyoto Club e Clean Cities Campaign, che ha confrontato i dati 2025 con i limiti di legge attuali, quelli della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria e le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il risultato è netto: l’esposizione cronica agli inquinanti resta largamente incompatibile con la tutela della salute pubblica.
Secondo il presidente di Isde Italia, Roberto Romizi, «l’inquinamento atmosferico è un’emergenza sanitaria strutturale», mentre per il responsabile del progetto, Paolo Bortolotti, senza interventi su traffico, riscaldamento e organizzazione delle città i nuovi standard europei resteranno fuori portata. Per Legambiente Campania, le principali cause restano traffico automobilistico, riscaldamento invernale e, per Napoli, anche il porto, per il quale l’elettrificazione delle banchine è indicata come misura prioritaria.
Il messaggio è chiaro: ridurre l’uso dell’auto privata, potenziare il trasporto pubblico su ferro e rendere davvero sicura la mobilità ciclabile sono passaggi obbligati per tutelare la salute dei cittadini.
Fonte: Corriere della Sera