A Roma, Torino e in molte città europee l’introduzione di telecamere per controllare corsie preferenziali, ZTL e comportamenti pericolosi provoca spesso proteste, nonostante questi strumenti siano utilizzati per migliorare la sicurezza stradale, tutelare gli utenti vulnerabili e rendere più efficiente il trasporto pubblico.

Un approfondimento di Antonio Disi su Ambientenonsolo propone di leggere queste reazioni attraverso le scienze comportamentali. Entrano infatti in gioco meccanismi come l’“avversione alla perdita” – per cui il rischio di una multa pesa più del beneficio di una strada più sicura –, la resistenza al cambiamento, la reazione alle limitazioni percepite della propria libertà e la diffidenza verso le istituzioni, che può alimentare l’idea delle telecamere come strumenti per “fare cassa”.

La questione riguarda quindi anche il modo in cui vengono progettate e comunicate le politiche di mobilità. È importante rendere visibili i benefici dei controlli – meno incidenti, corsie preferenziali più efficienti, maggiore sicurezza – e pubblicare dati verificabili sui risultati ottenuti e sull’utilizzo degli introiti delle sanzioni.

Il vero indicatore di successo, sottolinea Disi, non dovrebbe essere l’aumento delle multe, ma la loro progressiva diminuzione perché i comportamenti degli utenti della strada sono cambiati.

Fonte: Antonio Disi, Ambientenonsolo, 6 agosto 2026
Leggi l’articolo