Torino è la città italiana dove l’aria ristagna di più. Secondo l’Indice del clima 2026, il capoluogo piemontese risulta ultimo in Italia per circolazione dell’aria, una condizione che limita il ricambio atmosferico e favorisce l’accumulo di inquinanti. La scarsa ventilazione, legata anche alla posizione geografica tra montagne e collina, rende più frequenti inversioni termiche e periodi di stagnazione, amplificando gli effetti di smog, ondate di calore e notti tropicali. A spiegare questi risultati è Claudio Cassardo, professore di Clima e cambiamenti climatici all’Università di Torino.
In un contesto in cui il vento entra raramente e le brezze estive sono quasi assenti, il ristagno atmosferico rende ancora più critico l’impatto delle emissioni locali, in particolare quelle legate al traffico e al riscaldamento. Proprio per questo, spiega, l’unica leva realmente efficace per migliorare la qualità dell’aria è ridurre le emissioni: meno traffico privato, maggiore uso del trasporto pubblico e progressiva sostituzione degli impianti di riscaldamento più inquinanti.
In una città dove la ventilazione naturale è scarsa, le politiche urbane e le scelte quotidiane diventano quindi decisive per limitare l’accumulo di polveri e rendere l’aria più respirabile.
fonte: Corriere della Sera