Dopo la morte di Nicolò, il bambino di sette anni investito mentre andava a scuola in bicicletta a Torino, dal mondo dell’Università arriva una lettera aperta al sindaco Stefano Lo Russo per chiedere un cambiamento profondo nelle politiche di mobilità e nell’organizzazione dello spazio pubblico.

La lettera, promossa da Maria Cristina Caimotto, coordinatrice del sottogruppo Mobilità Attiva e Ciclabilità della Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile (RUS), insieme a Laura Corazza, Silvana Dalmazzone e Anna Mastromarino, è sottoscritta dalla rettrice dell’Università di Torino Cristina Prandi e da un ampio numero di docenti, ricercatori e personale dell’Ateneo.

«Nulla di quello che potremo fare riporterà Nicolò ai suoi affetti – si legge – ma la sua morte ci mette di fronte alla necessità di ripensare radicalmente la scala di priorità con cui è gestito lo spazio pubblico».

I firmatari richiamano l’esperienza dei Paesi Bassi, dove tra i criteri utilizzati per valutare la qualità della vita urbana viene considerata anche la possibilità per i bambini di muoversi autonomamente a piedi o in bicicletta. Una città nella quale un bambino può spostarsi da solo in sicurezza, sottolinea la lettera, è una città più sicura per tutti.

A Torino, invece, secondo i promotori, molti genitori vorrebbero accompagnare o lasciare andare i propri figli a scuola in bicicletta, ma rinunciano per paura dei rischi della strada. Dopo la morte di Nicolò, questa preoccupazione è diventata ancora più forte.

La richiesta rivolta al sindaco non riguarda quindi un singolo intervento, ma un «cambiamento sistemico» capace di garantire il diritto a muoversi in autonomia e sicurezza. Per raggiungere questo obiettivo, sostengono i firmatari, occorre intervenire contemporaneamente sulla configurazione dello spazio pubblico e sulla cultura della mobilità.

Il mondo universitario torinese si dichiara disponibile a collaborare con l’amministrazione comunale per costruire questo percorso, chiedendo al tempo stesso che la tragedia non venga dimenticata e che diventi un punto di svolta nelle politiche cittadine per la sicurezza stradale.

La lettera arriva dopo una settimana segnata dalla morte del bambino e mentre a Torino cresce la mobilitazione per chiedere interventi più incisivi contro la violenza stradale.