Il Comitato Torino Respira critica la decisione della Regione Piemonte di cancellare il blocco dei diesel Euro 5, sostituendolo con misure definite “equivalenti” dal punto di vista emissivo. Secondo l’associazione, però, questa equivalenza non è stata dimostrata in modo pubblico, accessibile e verificabile.
Il Comitato ricostruisce una vicenda durata cinque anni: nel 2021 era stata la stessa Regione ad anticipare il blocco dei diesel Euro 5 dal 2025 al 2023; poi sono arrivati rinvii, modifiche normative e riduzioni della platea dei Comuni interessati, fino alla cancellazione definitiva annunciata nel 2026. Per Torino Respira, il risultato è una “farsa istituzionale” in cui il tempo guadagnato non è stato usato per preparare cittadini, imprese e Comuni alla transizione.
Al centro della contestazione ci sono i dati mancanti. La Regione sostiene di aver raggiunto l’“equilibrio emissivo” richiesto dall’Unione Europea, con obiettivi di riduzione tra 500 e 700 tonnellate di ossidi di azoto e tra 40 e 70 tonnellate di polveri sottili. Ma, secondo il Comitato, non viene fornita una contabilità chiara che dimostri come le misure alternative possano compensare le emissioni evitate dal blocco di circa 307mila veicoli diesel Euro 5.
Torino Respira esprime dubbi anche sull’efficacia di alcune soluzioni annunciate, come i sistemi di nebulizzazione dell’acqua e i “cubi filtranti”, ritenuti interventi localizzati e più comunicativi che strutturali, difficilmente comparabili con una misura di riduzione del traffico inquinante su scala regionale.
Particolare preoccupazione riguarda gli incentivi all’uso dei biocarburanti HVO per diesel Euro 5 e 6. Secondo il Comitato, l’HVO può ridurre le emissioni climalteranti sul ciclo di vita, ma non garantisce automaticamente un taglio degli ossidi di azoto in ambito urbano. Senza una verifica sulle emissioni reali nelle condizioni di guida piemontesi, l’investimento pubblico rischierebbe di non migliorare, o addirittura peggiorare, la componente più critica dell’inquinamento invernale.
Per questo Torino Respira chiede alla Regione Piemonte di pubblicare i modelli emissivi utilizzati, sottoporli a revisione indipendente da parte di Arpa Piemonte e comunicare i risultati ai cittadini prima dell’erogazione degli incentivi. La qualità dell’aria, ricorda il Comitato, resta una delle principali emergenze sanitarie del Piemonte, con Torino tra le aree urbane più esposte all’inquinamento atmosferico.