Il finanziamento del trasporto pubblico locale torna al centro dello scontro istituzionale. Secondo quanto riportato da Il Manifesto, il governo guidato da Giorgia Meloni avrebbe ridotto e ritardato l’erogazione delle risorse del Fondo nazionale Tpl, mettendo in difficoltà le regioni e aprendo il rischio di tagli ai servizi.
Per il 2026 il fondo, pari a circa 5,2 miliardi di euro, è stato ridotto di 75 milioni. I tagli colpiscono in particolare le regioni con le reti più estese e utilizzate: Lombardia (-25,7 milioni), Lazio (-20,7 milioni), Veneto (-10,9 milioni), Emilia-Romagna (-9,6 milioni) e Liguria (-5,5 milioni). Si tratta di risorse fondamentali per sostenere autobus, tram, metropolitane e treni regionali.
A pesare non è solo il definanziamento, ma anche il ritardo nei trasferimenti: la normativa prevede che l’80% dei fondi venga erogato entro il 15 gennaio, ma le risorse 2026 non risultano ancora assegnate. Le regioni hanno quindi dovuto anticipare i fondi con risorse proprie per evitare interruzioni del servizio. La Conferenza delle Regioni ha lanciato l’allarme su possibili blocchi del trasporto pubblico, ma senza ottenere risposte concrete. Anche in Parlamento, una mozione unitaria delle opposizioni è stata respinta.
Il sistema di ripartizione del fondo, basato in larga parte su criteri storici e sul livello di servizio già esistente, continua inoltre a penalizzare le aree con reti meno sviluppate. Nonostante un richiamo della Corte costituzionale nel 2023 a rivedere questi criteri, non sono state introdotte modifiche.
Sul piano strutturale, il problema appare ancora più ampio: secondo il rapporto Pendolaria di Legambiente, dal 2009 il fondo ha subito una riduzione reale del 38%, pari a circa 800 milioni in meno, anche a causa dell’aumento dei costi energetici e dell’inflazione. Uno studio dell’Università La Sapienza stima che servirebbero almeno 830 milioni aggiuntivi ogni anno per garantire un servizio adeguato su scala nazionale.
Le conseguenze sono già visibili a livello locale. A Roma, ad esempio, i tagli mettono a rischio nuovi progetti tranviari. In diverse regioni – dall’Emilia-Romagna al Veneto, fino alla Liguria – le amministrazioni stanno intervenendo con fondi propri per evitare riduzioni del servizio. Anche territori guidati da maggioranze politiche diverse segnalano criticità, segno di una tensione diffusa.
Il quadro che emerge è quello di un sistema sotto pressione, tra risorse insufficienti, aumento dei costi e ritardi amministrativi. Una situazione che rischia di compromettere un settore chiave non solo per la mobilità, ma anche per la riduzione delle emissioni e la qualità della vita nelle città.
Fonte: Il Manifesto