Nel precedente approfondimento dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile abbiamo analizzato la composizione del parco dei veicoli per il trasporto merci registrati in 18 Comuni capoluogo, evidenziando il progressivo arretramento dei diesel fino a Euro 4, la crescita degli Euro 6 e una diffusione dei mezzi elettrici ancora marginale.

Allargando ora l’analisi alle rispettive province, emerge un’altra caratteristica rilevante: nella quasi totalità dei territori il parco registrato nel Comune capoluogo risulta più moderno rispetto a quello provinciale.

Le differenze più marcate interessano Torino, Bari, Bologna, Roma e Parma. Firenze costituisce invece l’unica eccezione: il dato provinciale presenta meno diesel fino a Euro 4 e quote decisamente superiori di Euro 6 ed elettrici rispetto al Comune capoluogo.

Come leggere correttamente il confronto

Il dato provinciale comprende anche il Comune capoluogo e, pertanto, non rappresenta esclusivamente il resto della provincia o l’hinterland. Proprio per questo, quando la composizione provinciale risulta peggiore di quella comunale, si può ragionevolmente dedurre che nel resto del territorio il parco registrato sia mediamente ancora più anziano.

I dati descrivono inoltre i veicoli registrati nei diversi territori, non quelli effettivamente utilizzati ogni giorno per le consegne. Non consentono quindi di stabilire quanti mezzi provinciali entrino quotidianamente nel capoluogo, ma indicano la diversa velocità con cui sta avvenendo il ricambio delle flotte.

Comuni e province a confronto nel 2025

TerritorioFino a Euro 4 ComuneFino a Euro 4 ProvinciaEuro 6 ComuneEuro 6 ProvinciaElettrici ComuneElettrici Provincia
Bari42,7%51,4%31,6%25,5%1,2%0,5%
Bergamo29,4%32,2%43,6%43,5%0,7%0,4%
Bologna30,7%38,8%38,9%34,4%1,2%0,7%
Cagliari53,0%58,0%27,3%22,7%0,7%0,5%
Catania59,3%64,1%19,4%16,0%0,5%0,2%
Firenze30,0%20,9%39,7%54,6%1,3%2,7%
Genova35,2%38,3%30,8%27,6%0,9%0,6%
Messina61,0%62,4%12,0%11,4%0,3%0,2%
Milano29,0%30,7%41,6%40,8%1,0%0,8%
Napoli50,6%54,1%22,2%19,8%0,2%0,2%
Padova37,4%42,1%38,4%36,2%0,7%0,3%
Palermo55,6%60,1%14,9%13,8%0,3%0,2%
Parma35,9%42,6%38,7%34,5%0,7%0,4%
Prato41,6%42,4%35,1%33,8%0,5%0,4%
Reggio Calabria63,8%68,6%14,0%10,2%0,2%0,1%
Roma34,8%41,6%39,9%34,3%2,2%1,5%
Torino21,0%34,8%57,5%42,5%2,6%1,5%
Venezia37,9%42,5%37,4%34,5%0,5%0,5%

Torino presenta il divario più ampio

Torino mostra la maggiore distanza fra Comune capoluogo e provincia. Nel Comune i diesel fino a Euro 4 costituiscono il 21% del parco, mentre nel territorio provinciale raggiungono il 34,8%: una differenza di 13,8 punti percentuali.

Il divario è ancora più evidente per gli Euro 6, che rappresentano il 57,5% nel capoluogo e il 42,5% nella provincia, con una distanza di 15 punti. Gli elettrici raggiungono rispettivamente il 2,6% e l’1,5%.

Il ricambio risulta quindi molto più avanzato nel Comune. Tra le possibili spiegazioni, da sottoporre a ulteriori verifiche, possono incidere la maggiore concentrazione di operatori strutturati, le regole di accesso alla città e una migliore disponibilità di infrastrutture.

Bari e Bologna: oltre otto punti di differenza sui vecchi diesel

A Bari la quota dei diesel fino a Euro 4 passa dal 42,7% del Comune al 51,4% della provincia, con una distanza di 8,7 punti. Gli Euro 6 scendono dal 31,6% al 25,5%, mentre gli elettrici passano dall’1,2% allo 0,5%.

Una situazione simile interessa Bologna: i mezzi fino a Euro 4 rappresentano il 30,7% nel capoluogo e il 38,8% nella provincia. Gli Euro 6 scendono dal 38,9% al 34,4% e gli elettrici dall’1,2% allo 0,7%.

In entrambi i casi il ricambio appare maggiormente concentrato nei capoluoghi, mentre il dato provinciale segnala la persistenza di una quota più elevata di mezzi appartenenti alle classi emissive meno recenti.

Roma: il primato elettrico si concentra nella Capitale

A Roma i diesel fino a Euro 4 rappresentano il 34,8% del parco comunale e il 41,6% di quello provinciale: una differenza di 6,8 punti.

Gli Euro 6 costituiscono il 39,9% nel Comune e il 34,3% nella provincia. Anche per l’elettrico il capoluogo è avanti, con il 2,2% rispetto all’1,5% provinciale.

Il dato assoluto evidenzia una concentrazione particolarmente forte: sui 3.989 veicoli elettrici registrati nell’intera provincia, 3.733 risultano nel Comune di Roma. La differenza è di appena 256 mezzi registrati nel resto del territorio.

Parma, Cagliari e Reggio Calabria: il divario rafforza le criticità

A Parma i diesel fino a Euro 4 sono il 35,9% nel Comune e il 42,6% nella provincia. Gli Euro 6 passano dal 38,7% al 34,5% e l’elettrico dallo 0,7% allo 0,4%.

A Cagliari la quota dei mezzi più vecchi sale dal 53% comunale al 58% provinciale, mentre gli Euro 6 scendono dal 27,3% al 22,7%. Gli elettrici sono rispettivamente lo 0,7% e lo 0,5%.

Reggio Calabria presenta valori critici in entrambi gli ambiti, ma la situazione provinciale è ancora più difficile: i diesel fino a Euro 4 raggiungono il 68,6%, contro il 63,8% del Comune. Gli Euro 6 costituiscono appena il 10,2% del parco provinciale e il 14% di quello comunale; gli elettrici sono rispettivamente lo 0,1% e lo 0,2%.

Catania, Palermo e Napoli: il ritardo coinvolge tutto il territorio

Nelle maggiori realtà meridionali analizzate l’elevata presenza di vecchi diesel non riguarda soltanto i capoluoghi, ma emerge con ancora maggiore intensità nei dati provinciali.

A Catania i diesel fino a Euro 4 rappresentano il 59,3% nel Comune e il 64,1% nella provincia. A Palermo passano dal 55,6% al 60,1%, mentre a Napoli salgono dal 50,6% al 54,1%.

Anche la diffusione degli Euro 6 è inferiore nei dati provinciali:

  • Catania: 19,4% nel Comune e 16% nella provincia;
  • Palermo: 14,9% e 13,8%;
  • Napoli: 22,2% e 19,8%.

L’elettrico rimane sostanzialmente assente: tra lo 0,2% e lo 0,5% nei tre capoluoghi e tra lo 0,2% e lo 0,3% nelle rispettive province.

Padova, Venezia e Genova: differenze moderate ma costanti

A Padova la quota di diesel fino a Euro 4 sale dal 37,4% comunale al 42,1% provinciale. Gli Euro 6 scendono dal 38,4% al 36,2%, mentre l’elettrico passa dallo 0,7% allo 0,3%.

A Venezia i vecchi diesel rappresentano il 37,9% nel Comune e il 42,5% nella provincia. Gli Euro 6 scendono dal 37,4% al 34,5%, mentre la quota elettrica rimane pari allo 0,5% in entrambi i livelli territoriali.

A Genova i diesel fino a Euro 4 passano dal 35,2% al 38,3%; gli Euro 6 dal 30,8% al 27,6% e gli elettrici dallo 0,9% allo 0,6%.

Milano, Bergamo e Prato mostrano situazioni più omogenee

A Milano la differenza fra Comune e provincia è contenuta. I diesel fino a Euro 4 sono il 29% nel capoluogo e il 30,7% nella provincia; gli Euro 6 rispettivamente il 41,6% e il 40,8%. L’elettrico passa dall’1% allo 0,8%.

Anche Bergamo presenta valori molto vicini: gli Euro 6 sono il 43,6% nel Comune e il 43,5% nella provincia. I diesel fino a Euro 4 salgono però dal 29,4% al 32,2%, mentre l’elettrico scende dallo 0,7% allo 0,4%.

Prato è il territorio con le differenze più ridotte: i diesel fino a Euro 4 sono il 41,6% nel Comune e il 42,4% nella provincia; gli Euro 6 il 35,1% e il 33,8%; gli elettrici lo 0,5% e lo 0,4%. Sul risultato incide verosimilmente anche il forte peso demografico ed economico del capoluogo all’interno di una provincia territorialmente piccola.

Firenze è l’unica eccezione

Firenze si distingue nettamente dalle altre 17 realtà analizzate. Il parco provinciale risulta infatti più moderno di quello comunale:

  • diesel fino a Euro 4: 30% nel Comune e 20,9% nella provincia;
  • Euro 6: 39,7% nel Comune e 54,6% nella provincia;
  • elettrici: 1,3% nel Comune e 2,7% nella provincia.

Anche i valori assoluti sono particolarmente significativi. Dei 3.150 veicoli elettrici registrati nella provincia, 238 appartengono al Comune di Firenze: la differenza, riferibile al resto del territorio provinciale, è quindi di 2.912 mezzi.

Si tratta di una situazione molto diversa da quella delle altre aree e meritevole di approfondimento. Potrebbero incidere la localizzazione esterna al capoluogo di imprese e sedi operative, la composizione delle flotte aziendali o la presenza di operatori con un numero elevato di mezzi recenti ed elettrici.

Il rinnovo si concentra nei capoluoghi

La lettura congiunta conferma e completa quanto emerso nel precedente articolo dedicato ai soli Comuni capoluogo.

In 17 territori su 18 la quota dei diesel fino a Euro 4 è più alta nel dato provinciale rispetto a quello comunale. Firenze costituisce l’unica eccezione. Quasi ovunque, inoltre, gli Euro 6 e i veicoli elettrici risultano più diffusi nel capoluogo.

Il confronto suggerisce che il ricambio del parco si stia concentrando soprattutto nei grandi centri urbani. Non consente però di attribuire automaticamente questo risultato alle politiche comunali: i dati ACI misurano il luogo di registrazione dei veicoli, non i loro percorsi, la sede effettiva delle attività o l’accesso quotidiano alle città.

Resta comunque evidente la necessità di superare una gestione limitata ai confini amministrativi del capoluogo. Una parte delle attività economiche, dei depositi e delle piattaforme logistiche è localizzata nei Comuni esterni, mentre le consegne interessano quotidianamente l’intero sistema metropolitano.

I Piani urbani della logistica sostenibile dovrebbero quindi assumere una dimensione sovracomunale: regole coordinate per l’accesso, sistemi comuni di accreditamento, infrastrutture di ricarica distribuite, centri di consolidamento e incentivi accessibili anche alle piccole imprese.

Senza questo ampliamento della scala d’intervento, il rischio è che il rinnovo proceda più rapidamente nei capoluoghi, lasciando indietro i territori circostanti e una parte importante del sistema che assicura ogni giorno la distribuzione urbana delle merci.

Elaborazione dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile su dati ACI. Il dato provinciale comprende quello del Comune capoluogo. I valori rappresentano il parco registrato nei diversi territori e non il numero dei veicoli che vi circolano quotidianamente.

Nelle pagine dell’Osservatorio dedicate alle singole città sono disponibili i grafici in percentuale ed in valore assoluto relativi ai veicoli per il trasporto merci per gli anni 2015-2020-2025.